Intervista a Saleh Igbaria

Pubblicato da Il Piccolo il 15 novembre 2015.

ramadan

«I paesi musulmani dovrebbero educare di più le loro giovani generazioni piuttosto che inseguire una crescita economica che crea disparità, aprendo spazi alla propaganda terrorista». Il presidente del centro culturale islamico di Trieste, Saleh Igbaria, racconta lo choc della sua comunità il giorno dopo gli attacchi terroristici che hanno sconvolto Parigi. «Siamo tutti sconvolti. Chi compie atti simili è escluso dalla famiglia dei credenti, non può più considerarsi musulmano, e dovrà affrontare l’ira di Dio per i suoi atti».

Igbaria, qual è la vostra posizione di fronte a un nuovo attacco a Parigi, a meno di un anno di distanza?

È la seconda volta in un anno che succede una cosa del genere, e ancora una volta è accaduto al venerdì, la nostra giornata di preghiera. Il senso del venerdì è la misericordia, l’umanità, la solidarietà. Usare questo giorno per togliere vite viola il principio più importante dell’islam: la sacralità dell’essere umano. C’è un versetto del Corano che dice che chi uccide una persona uccide il mondo, e chi ne salva una salva il mondo.

Com’è possibile che si compiano atti simili nel nome della religione?

Sono gesti ingiustificabili dal punto di vista religioso. Andare a uccidere persone a sangue freddo per strada, a teatro, nei negozi, è una completa follia che calpesta le regole umane e divine. Il diritto alla vita, così come l’intende l’islam, riguarda tutti e non solo i musulmani: riguarda le persone delle altre fedi come i non credenti.

I terroristi possono ancora essere considerati musulmani?

No, in alcun modo. Queste persone sono uscite dalla famiglia dei credenti. Chi uccide un fratello umano avendo l’intenzione di farlo si esclude automaticamente dalla comunità. Nemmeno Dio, in tutta la sua misericordia, può accettarlo. L’umanità si concentra in ogni persona, con i suoi valori, i suoi principi, i suoi ideali, i suoi affetti. Spegnere una vita è spegnere il mondo.

Cosa significano questi atti per la vostra comunità?

Ogni volta è terribile. Venerdì sera siamo arrivati a casa con il cuore leggero dopo la giornata di preghiera, dopodiché hanno iniziato a suonare i telefoni, abbiamo visto le prime notizie ed è ricominciato l’incubo. In Europa siamo milioni di musulmani: in Italia, in Francia, dappertutto. Siamo integrati nella società e conduciamo vite normali, poi arrivano queste persone e distruggono ciò che abbiamo costruito. Ecco perché a nome della comunità triestina condanno con la massima severità questi atti, e mi unisco al dolore del popolo francese. Che poi è il dolore dell’umanità tutta, poiché con i parigini tutti noi umani siamo stati colpiti.

Cosa devono fare i paesi europei per combattere l’infiltrazione dei militanti radicali?

L’Europa deve aumentare ancor di più il lavoro che conduce a livello di forze dell’ordine. È una consuetudine già in corso ma i controlli vanno aumentati. Noi abbiamo molta fiducia nella loro possibilità di fermare gli attentati. E poi devono aiutare i paesi arabi e islamici.

A fare cosa?

A costruire finalmente una società che funziona. Nel corso degli ultimi anni i paesi del mondo islamico hanno attraversato cambiamenti vertiginosi. Società tradizionali, fatte di piccoli villaggi di contadini, sono precipitate in un contesto economico e sociale completamente diverso. Sono venute meno le regole e i valori di un tempo, che erano religiosi ma non solo, erano anche semplici regole di convivenza.

E oggi?

Oggi i paesi musulmani fanno a gara a costruire grattacieli, dimenticandosi di costruire persone, esseri umani. L’unico modo per farlo è l’educazione, e un ritorno a quei valori che abbiamo perduto. Molti giovani dei paesi arabi oggi nascono in villaggi dove non hanno possibilità di avere uno scopo di vita, e si trasferiscono in megalopoli da milioni di abitanti: lì si ritrovano catapultati in una società di disparità sociali immense. E finiscono come facili prede della propaganda dei fanatici e dei terroristi. Bisogna fermare questa spirale, insegnare ai giovani la sacralità della vita.

Come arrivano a reclutare persone in Europa?

Ce lo chiediamo come ogni altro cittadino europeo. Da dove vengono? Chi li addestra? Queste persone non passano per le nostre comunità. A Trieste lavoriamo da decenni per il dialogo interreligioso, esplichiamo in questo modo la nostra fede. Non avremmo mai immaginato che il nome di Dio e dell’islam venissero calpestati in tal modo. Ma questi adoratori della morte non possono pensare di sfuggire alla giustizia di Dio.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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