La festa dei serbi di Trieste

Pubblicato da Il Piccolo il 22 giugno 2015.

IMG_2086

La musica balcanica si sente già da lontano, avvicinandosi al campo sportivo di Domio. Il parcheggio sterrato è stipato di macchine con targhe di ogni provenienza, slovene, austriache, macedoni. Dietro alla fila di alberi il fumo della griglia si alza nel cielo accecante di metà giugno. Il torneo di calcio dell’associazione culturale Vuk Karadzic di Trieste accoglie così il visitatore che decide di dedicare una mattina o un pomeriggio alla scoperta del mondo dei serbi triestini.

Giunto all’ottava edizione, questo evento è molto più di un semplice torneo di calcio a sette. Per due giorni convergono qui, in auto o in pullman, le comunità serbe di tutto il Nordest italiano, della Slovenia e dell’Austria. Dalla madrepatria arriva una radio che segue in diretta le partite e racconta l’evento ai connazionali a casa. Decine di squadre si sfidano e, soprattutto, colgono l’occasione per consumare assieme ad amici e parenti grandi quantità di carne e bevande. Il tutto al ritmo trascinante della buona musica popolare serba.

Sabato sera la festa era al culmine e, raccontano i partecipanti, si faceva fatica a trovare un posto dove stare. Da Vienna è arrivato un pullman con il corpo di ballo di un’associazione viennese: i ballerini si sono esibiti nelle loro danze tradizionali assieme ai due gruppi della Vuk Karadzic. Il corpo di ballo serbo-triestino è molto conosciuto in patria e tra i serbi emigrati, tanto in questi giorni approderà anche a Milano, dove farà sfoggio di musiche e costumi tradizionali nello spazio di Belgrado all’Expo.

La domenica è di solito la giornata più tranquilla, eppure all’ora di pranzo le panche del parco e attorno ai campi da calcio sono già affollate. Il vicepresidente dell’associazione Miroslav Milisavljevic, statura da gigante e il volto fresco di un ragazzo, fa da Virgilio al cronista e al fotografo del Piccolo: «Nel nostro torneo non c’è in palio un premio in denaro, soltanto delle coppe – spiega -. Se metti di mezzo i soldi diventa una piccola guerra e noi siamo qua per divertirci». Alle spalle di Milisavljevic un gruppo di volontari dell’associazione in maglia bianca lavora alacremente alla griglia per sfornare piatti di carne a tutto andare, mentre giocatori in divisa e altri avventori si avvicendano alla cassa. Lo scheletro quasi del tutto spolpato di un grosso manzo ruota su uno spiedo come fosse un qualunque maialino: «L’hanno portato qui ieri sera – racconta il vicepresidente -, l’hanno messo sullo spiedo attorno alle 23 e hanno continuato a cucinarlo per tutta la notte. È un animale molto grosso e ci vuole del tempo perché tutta la carne sia cotta».

Il servizio di cucina è uno dei due compiti principali di cui si l’associazione si fa carico nei giorni della festa. L’altro è, ovviamente, il torneo di calcio. In tutto sono una sessantina i volontari che ci lavorano: i membri dell’associazione schierano regolarmente attorno ai campi e dietro ai fornelli le loro famiglie. All’edizione di quest’anno hanno preso parte quarantacinque squadre e otto gruppi di veterani, dai quarant’anni in su. Vengono da tutti gli angoli di questa fetta d’Italia e d’Europa. «Ci conosciamo già un po’ tutti – dice Milisavljevic -. Ogni volta che una squadra viene da noi, poi noi andiamo da loro, e viceversa. È una sorta di regola non scritta che suggella le nostre amicizie».

Ai tavoli la gente chiacchiera, svuota bicchieri e magari giochicchia con il pallone. I bambini si rincorrono sullo spiazzo davanti al palco, dove per la chiusura della domenica sera si esibirà un gruppo serbo con due donne cantanti. Qualcuno si versa una birra da delle enormi brocche: «Sono da tre litri – precisa Miroslav -. Ieri abbiamo fatto una gara a squadre per vedere chi ne beveva di più. Appunto, c’è chi viene qui per il calcio, e c’è chi viene per far festa».

La musica finisce ogni volta a mezzanotte, secondo le regole, ma di solito la gente rimane a parlare e cantare fino alle due, tre del mattino. E sotto il cielo stellato della val Rosandra prende corpo una volta l’anno un soffio dello spirito della Serbia.

Annunci

Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
Questa voce è stata pubblicata in Giornalismo e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...