Il volto arcano di Trieste di Francesco Boer

Pubblicato da Il Piccolo il 23 giugno 2015.

palazzo lloyd fontana teti serpente (2)

Ancora oggi gli occhi di pietra degli dei vegliano su Trieste dall’alto dei palazzi. I simboli dei numi tutelari dell’antico porto imperiale sono disseminati ovunque da Campo Marzio alla stazione centrale: caducei, conchiglie, lance, tridenti sono segni di un paganesimo locale. Mentre sulle strade degli altri centri italiani si affacciano soprattutto i santi e gli angeli del cristianesimo, la nostra città è dedita a una versione tutta sua del pantheon classico, una sorta di pantheon triestino. È la scoperta che lo scrittore Francesco Boer propone nel suo libro “Il volto arcano di Trieste” (Bruno Fachin editore), da poco nelle librerie cittadine.

Con un lavoro certosino di ricerca e fotografia delle decorazioni e delle statue presenti in città, l’autore ha svelato un aspetto dell’anima di Trieste cui gli abitanti finiscono per non far caso, distratti dalle vicissitudini quotidiane. È normale, si dirà, che in una città votata al neoclassico ci sia una prevalenza di temi pagani. Eppure la giocosa “caccia” di simboli di Boer, basata su approccio sospeso tra Jung e Borges, mostra come le immagini dell’antichità non venissero impiegate per mero vezzo dagli architetti del tempo, ma sottintendessero un uso filologico di quel linguaggio espressivo.

Ermes

Ma chi è il primo dio di Trieste? «A farla da padrone nel pantheon triestino non è né il sommo Zeus – scrive l’autore -, né l’iracondo Ares, ma Ermes, dio dei commercianti e dei viaggiatori, protettore tanto dei sapienti che dei ladri». Il nume del commercio non a caso troneggia sulla facciata del palazzo della Borsa: nella mano destra tiene un borsello di denaro, nella sinistra il caduceo, la staffa con i due serpenti intrecciati. Augura successo a una città portuale che dei traffici fece la sua fortuna. Ma le rappresentazioni di Ermes sono presenti in tutta la città (sul palazzo delle Generali, in via Battisti, corso Saba). Laddove non c’è il dio in persona si trovano i suoi segni: il caduceo, la cetra che inventò per poi donarla ad Apollo. Dove sono? Ovunque a Trieste, basta farci attenzione.

Poseidone

Se il primo dio di Trieste è il commercio, il secondo è, inevitabile, il mare. Le statue di Poseidone guardano le onde dall’alto di piazza Unità e piazza della Borsa. La sua corte di delfini dalla coda ritorta, cavalli, tritoni e sirene spumeggia in tutta la città. Compare di frequente anche il tridente, segno della presenza del dio. Il caduceo di Ermes è spesso abbinato al tridente, poiché Trieste si affida al mare e al commercio per vivere. Non ci credete? Guardate all’ingresso della galleria del Tergesteo, dal lato di piazza della Borsa.

Atena ed Afrodite

Tra le tante divinità triestine spiccano poi due dee. Atena, signora della città e della ragione, compare a più riprese, e spesso la sua lancia si abbina ai vessilli degli dei sopracitati. Il suo volto si può vedere ad esempio su Palazzo Carciotti, anche se l’incuria (o forse il declino dello spirito civico) ha trasformato l’algida vergine in una megera. Ma la dea più importante è senza dubbio Afrodite, cui sembra essere dedicato il palazzo del Lloyd in piazza Unità. Le conchiglie e i fiori che segnalano il passaggio della divinità dell’amore decorano decine di palazzi cittadini.

Gli altri dei

Il pantheon cittadino non si ferma qui. Hanno un posto e un ruolo a Trieste anche Tyche, la Fortuna, il nerboruto Eracle, e a loro modo anche Dioniso e Pan, dei di vino ed ebrezza: «A Trieste le statue di Dioniso non sono così numerose – scrive l’autore -, ma il dio è ben riverito con la pratica, ed i mille templi che conta in città sono sempre ben frequentati dai suoi fedeli. Tutta via la città è di per sé un simbolo della civiltà, ragion per cui i luoghi di culto del dio dell’ebrezza si trovano in maggior numero delle verdi collina attorno a Trieste, dove la natura è ancora viva e rigogliosa».

Simboli di Trieste

L’architettura della città non vive di sole divinità classiche, ovviamente. Il libro di Boer prosegue la sua esplorazione prendendo in esame le figure, le immagini e gli animali più utilizzati. Segni arcani, come le aquile che sbranano il serpente sulla Casa delle Bisse.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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