Intervista al cardinale Raymond Burke

Pubblicato da Il Piccolo il 17 maggio 2015.

burke

«Non ci sono rivoluzioni nella Chiesa». Il cardinale Raymond Leo Burke parla con voce sommessa, marcato accento anglosassone, ma il suo ragionare è serrato. Il dovere della Chiesa è difendere «la Verità» trasmessa dalla sua millenaria disciplina. Accolto a Trieste dall’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, ha presentato ieri il libro “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella Chiesa cattolica”, scritto a più mani nel pieno del dibattito sulla famiglia al centro del sinodo che si chiuderà in ottobre. Un dibattito durante il quale si è parlato anche di comunione ai divorziati risposati e di apertura verso le coppie omosessuali.

Cardinale, cosa si aspetta possa uscire dal sinodo?

Il sinodo ha il compito di aiutare il Santo Padre a presentare al mondo attuale la fede cattolica su un certo tema. Ciò significa presentare l’insegnamento della Chiesa e la sua disciplina nella sua integrità. Dobbiamo aspettarci che il sinodo dia questo aiuto, e che la seconda sessione sia un punto di incoraggiamento per gli sposi nell’affrontare le sfide particolari del nostro tempo.

Gli osservatori esterni hanno visto durante il sinodo una divisione interna alla Chiesa, in particolare sulla possibilità di concedere la comunione ai divorziati.

E’ difficile dirlo perché nella Chiesa non c’è posto per fazioni politiche. C’è soltanto la verità e il dovere di vescovi e cardinali di difenderla. Durante la prima sessione del sinodo c’è stato un malinteso che, forse, verte più di tutto sul rapporto tra fede e cultura. E’ chiaro che la cultura popolare odierna è contraria all’insegnamento ecclesiastico su temi come matrimonio e famiglia.

Qual è il malinteso?

L’idea che per incontrare la cultura noi dobbiamo in un certo modo rinunciare a rappresentarci in modo integrale, rimanere silenziosi su cose come l’indissolubilità del matrimonio, le unioni irregolari o gli atti intrinsecamente cattivi. Ma se la Chiesa incontra la cultura senza proclamare la verità, può sembrare che contribuisca alla confusione e all’errore. Questo secondo me è stato lo sbaglio più grande. Spero che nella seconda sessione ci sia un’integrazione più sana e più sicura.

Cosa dovrebbero fare i sostenitori delle posizioni più tradizionali se la tesi della comunione ai divorziati dovesse prevalere? Lo chiedo alla luce del fatto che secondo la tradizione la Chiesa è indefettibile per costituzione divina.

Come buoni cristiani e cattolici dobbiamo rimanere fedeli a Cristo e alla sua verità. Certamente se ci fosse una posizione ufficiale della Chiesa che sembra in qualche modo compromettere questo la situazione diventerebbe molto grave. Ma dobbiamo fare il nostro meglio per dire la verità con carità. E avere fiducia nello Spirito santo, che sempre dirige la Chiesa e la proteggerà da un tale errore.

Per molti osservatori la Chiesa di papa Francesco sta mettendo in secondo piano alcuni temi storici, come l’aborto e il matrimonio, per concentrarsi su altri argomenti. E’ così?

No. Non è possibile perché la Chiesa è una realtà organica, che vive da sempre nella tradizione a noi trasmessa in linea ininterrotta dagli apostoli. Non ci sono rivoluzioni nella Chiesa. Dire che abbiamo una nuova Chiesa sarebbe pensare che in qualche modo ci siamo distaccati dalla tradizione per la quale abbiamo vita in Cristo. Ciò non è possibile. Se per esempio mettessimo da parte gli insegnamenti sulla famiglia o la sessualità umana per perseguire un fine anche buono, perderemmo anche quel fine. Facilmente faremmo del male.

Lei oggi a Trieste celebrerà il pontificale. Qual è il significato della messa in latino oggi?

La messa in forma extraordinaria è un modo per restare in contatto con la liturgia così com’era dai tempi di Gregorio Magno ed essere rafforzati anche nella forma usuale. In altre parole la messa non può cambiare: è sempre Gesù stesso seduto in gloria alla destra del Padre che scende sacramentalmente sull’altare per fare presente il suo sacrificio sul Calvario per la nostra salvezza.

Il motu proprio di Benedetto XVI l’ha reintrodotta nel 2007.

Già prima della sua elezione al soglio di Pietro era un grande studioso della Sacra liturgia. Ha capito che dopo il concilio, non per intenzione del concilio stesso, erano state introdotte sperimentazioni liturgiche che hanno molto oscurato l’azione divina. C’era persino chi pensava che il protagonista della messa fossero il sacerdote o l’assemblea. Ma il protagonista della messa è uno: Cristo. Benedetto XVI ci ha fatto il grande dono di consentire liberamente le due celebrazioni.

Come ha vissuto l’abdicazione di papa Ratzinger?

E’ una domanda difficile. Devo dire sinceramente che sto ancora tentando di essere in pace su questo. Ho un grandissimo rispetto per Benedetto XVI e capisco perché ha sentito il bisogno di abdicare all’ufficio petrino. Ma lui è stato uno straordinario maestro della fede: penso alle sue encicliche e alle sue visite apostoliche in America, Regno unito, Germania. Per me è stato un momento molto difficile e sto ancora un po’ adattandomi alla situazione.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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