Appunti sulla tecnica

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Di recente Kevin Kelly, fondatore di una rivista di tecnoentusiasti, ha dichiarato: «Man mano che la tecnologia evolve, sempre più ci mostra cosa vuole. Pertanto, per vivere pacificamente con la tecnologia, dobbiamo sforzarci di fare del nostro meglio per adeguarci e accontentare ciò che vuole, sapendo che, comunque, ciò che vuole se lo prenderà». Turba la noncuranza con cui si ammette la dimensione demonologica ormai assunta dal problema.

E’ corretto porre il problema della tecnica nei termini caratteristici della contrapposizione interna alle società umane: le strutture della tecnica sono gestite e prodotte da uomini e il fine che guida le operazioni è il profitto. E’ una considerazione ora più che mai utile nell’analisi delle grandi reti sociali che stanno trasmutando il tempo libero di tutti i singoli in una forma gratuita e volontaria di lavoro non retribuito. E di sorveglianza sociale.

Ma il tutto della tecnica contiene in sé più della somma delle sue parti. Una figura coerente emerge dall’immenso panorama, confuso soltanto all’apparenza. Una sagoma si muove nella nebbia e le menti più acute del secolo scorso hanno saputo identificarla. Ciò va tenuto in conto quando si fotografa la tecnica: il primo strumento ottico e il secondo coesistono. Così lo specchio ha bisogno della lastra di vetro e del piombo per formare un’immagine completa.

Immagini. Gli stampi, le incisioni e le acqueforti; la pellicola e la fotografia a stampa; l’immagine digitale e la sua infinita riproducibilità. Tutte articolazioni nel tempo della forma del riflesso. Nel particolare, il rapporto tra i colori della foto e il suo negativo, fra il formato digitale e i suoi possibili supporti, celano segreti passaggi dietro alle quinte dell’epoca. Chiavi d’accesso a piccole stanze del tesoro.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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