“L’educazione contro la propaganda”

Ieri cinque persone sono state indagate in Veneto per presunte attività di reclutamento in gruppi jihadisti siriani. Ciò non rappresenta l’Islam più di quanto l’inquisizione rappresenti il cristianesimo. Lo dimostra l’intelligenza raffinata di Kamel Layachi, imam del Triveneto, che nei giorni scorsi ha condannato a nome della sua comunità le azioni dell’Isis in Iraq con assoluta fermezza. E ha parlato di prevenzione e lotta alla propaganda.

Pubblicato da Il Piccolo il 23 agosto 2014.

mecca

«La bandiera dei criminali dell’Isis è nera come i loro cuori. Con i loro atti profanano l’Islam». L’imam delle comunità islamiche del Triveneto Kamel Layachi era ieri a Trieste, ospite del Centro culturale islamico, dell’Associazione Culturale Studiu Fidei e Religioni per la Pace Fvg. Assieme al sacerdote don Ettore Malnati, Layachi ha rilanciato con forza la condanna dell’Isis già espressa da innumerevoli comunità musulmane italiane ed europee. «Davanti ai massacri, al genocidio, in corso in Iraq non possiamo restare in silenzio – ha detto l’imam -. La libertà religiosa è un diritto fondante dell’Islam e quanto sta avvenendo è causa di sofferenza autentica, non di facciata, nelle comunità dei musulmani in tutta Europa: gli atti dei criminali dell’Isis contro cristiani, yazidi e musulmani offendono Dio e noi, come uomini e come credenti».

Lo stendardo dell’Isis, ha aggiunto, «riporta la testimonianza di fede dell’Islam, una frase che per milioni di musulmani apre alla vita, alla speranza, alla libertà: quei criminali la profanano. I musulmani condannano in modo assoluto i loro atti barbarici e anti-islamici». L’imam, che è Responsabile del dipartimento Dialogo interreligioso e formazione del Consiglio delle relazioni islamiche italiane, ha sottolineato che per le comunità islamiche «il dialogo non è un’attività stagionale: l’incontro con l’altro è religione».

Layachi ha poi riflettuto sul ruolo chiave che le comunità islamiche possono coprire per fermare l’estremismo: «Alcune persone, anche in Italia, hanno abbracciato questo genere di pensiero. I canali di propaganda non si muovono più soltanto con il passaparola: su internet e sui canali satellitari si trova ormai di tutto, nel bene ma anche nel male». Chi non ha una formazione, o magari attraversa un periodo di crisi, può essere preda della propaganda: «Qual è il nostro ruolo – si è chiesto l’imam -? Da vent’anni lavoriamo per dare una formazione religiosa ai fedeli, ma anche agli imam. Lo scopo è creare i filtri contro queste idee, che fanno presa in situazioni difficili, di fragilità religiosa o di emarginazione». «Ecco perché le comunità islamiche chiedono di uscire alla luce del sole, di avere luoghi di culto ufficiali – ha proseguito -, per poter prevenire: altrimenti oggi un giovane può darsi un’autoformazione religiosa, e questo è pericoloso. Bisogna educare i giovani al dialogo e all’incontro con l’altro».

Layachi ha aggiunto che il dialogo tra religioni «deve essere inclusivo di tutte le fedi», cogliendo l’occasione per salutare e ringraziare la comunità ebraica di Trieste. «Non bisogna cedere alla retorica del divide et impera – ha dichiarato -. Quando si cerca di fare esplodere le contraddizioni, tutte le fedi, credenti e non credenti, devono rispondere perseguendo i valori comuni: il rispetto dei diritti dell’Uomo e del creato. La sfida oggi è tra chi crede in quei valori e chi vuole spazzarli via. Quel che accade in Medio Oriente deve essere una lezione per l’Europa del futuro».

Don Malnati si è unito alla condanna dell’estremismo: «Quanto sta accadendo in Iraq è inaudito – ha dichiarato -. L’Onu ha gli strumenti per entrare nel merito, mettendo in pratica gli ideali alti per cui è nata. Se invece abdica alla sua funzione, delegando a questa o quella singola nazione il compito di riportare la pace, è un problema per tutta l’umanità». Layachi, Malnati e il presidente delle Religioni per la Pace Fvg Claudio Caramia hanno poi firmato un documento comune di condanna dei crimini dell’Isis.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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2 risposte a “L’educazione contro la propaganda”

  1. Scusa l’off-topic, Giovanni. Solo per dirti che blogger si è inghiottito inspiegabilmente il tuo messaggio (insieme alla mia risposta). Del resto il mistero dell’iniquità è già in atto.

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