La città sommersa

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Di curdi e di Kurdistan vorrei parlare nei prossimi giorni, tempo permettendo. E’ un popolo che sta avendo un ruolo fondamentale nel conflitto siro-iracheno, le cui sfaccettature sono spesso trascurate dai nostri media. Nel frattempo, però, leggo sul sito dell’agenzia Ansa che sono scattate le ultime ore di vita per Hasankeyf, uno dei luoghi più belli in cui sia mai stato. Ecco le righe che scrissi a tal proposito dopo il mio viaggio in Turchia orientale, nell’ormai lontano 2008.

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Bagagli in spalla, siam montati su un dolmuş diretto ad Hasankeyf, nella valle del Tigri. Hasankeyf è una cittadina di poche migliaia di abitanti, situata tra un’ansa del grande fiume e le alte scogliere che l’acqua ha scavato nel corso dei millenni. Il centro abitato è costellato di rovine medievali, alcune in ottime condizioni. Tutt’attorno, chilometri di pareti rocciose sono costellate da centinaia di grotte, anche su più piani, abitate da tempo immemorabile. Un promontorio sovrasta il paese, circondato su precipizi di decine di metri in tutte le direzioni: sfiancati da una giornata di passeggiate, ci siamo inerpicati fino in cima e vi abbiamo trovato un tesoro.

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La cima del promontorio è occupata da una distesa di rovine: un’intera città ottomana, con case, palazzi, moschee e torri a perdita d’occhio. Una vera e propria Pompei medievale. Metri e metri più sotto, sul fiume, i piloni colossali di un ponte fortificato si ergono abbandonati.

Dopo aver visitato questo capolavoro della natura e dell’uomo, il viaggiatore la sera può andare sulla riva del fiume, e cenare trota in dei ristoranti su palafitte sospese sul Grande Padre Tigri. Una grande pace a pochi chilometri d’acqua dall’Iraq. Gli abitanti del posto buttano gli avanzi del pasto nel fiume che scorre verso sud, e dicono: “Saddam!”.

Ora, tutto questo sta per essere spazzato via. Il governo turco è intenzionato, a causa delle sue carenze energetiche, a costruire un’enorme diga sul Tigri. I capitali che concorrono al progetto sono solo in parte turchi, tanto che vi partecipa anche una famosissima banca italiana (ora non più, pare ndr). Se la diga verrà edificata, Hasankeyf, le grotte, il ponte, la città fantasma, i ristoranti sul fiume verranno sommersi da milioni di metri cubi d’acqua. Un comitato locale e internazionale sta cercando di ottenere per Hasankeyf il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità. Le ragioni economiche e politiche, però, non lasciano ben sperare. Essendo un gioiello nel cuore del Kurdistan, il governo di Ankara guarda sospettosamente ai suoi abitanti trilingui (kurdo, turco e arabo, rispettivamente una lingua indoeuropea, una ural-altaica ed una semitica) così poco corrispondenti all’ideale nazionale della Repubblica di Turchia.

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Il governo qui si manifesta principalmente in un modo: l’esercito. Una sera io e I. stavamo passeggiando per le stradine del paese decantandone la tranquillità quando abbiamo sentito un rombo: un grosso autoblindo verde scuro è entrato a velocità folle nel vicolo, inondando con il fumo del tubo di scarico laterale case e persone. Non esattamente il modo migliore per accattivarsi le simpatie popolari. Al che ti viene il sospetto che all’esercito non interessi affatto accattivarsele, ‘ste simpatie. La percezione che ho avuto non era tanto quella di essere nella parte disagiata di un paese, quanto in piena zona di occupazione.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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2 risposte a La città sommersa

  1. Alessandra ha detto:

    Cliccare “mi piace” è l’unico modo che ho per condividere, certo che la situazione non mi piace per niente…

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