Intervista ad Arduino Paniccia

Pubblicato su Il Piccolo il 15 aprile 2014.

UKRAINE-RUSSIA-POLITICS-CRISIS

Altro che sanzioni e gasdotti, la crisi ucraina è un tassello della partita per i prossimi equilibri di potenze nel Mediterraneo. L’analista di strategia militare e di geopolitica Arduino Paniccia era ieri a Trieste per presentare il suo ultimo libro Trasformare il futuro. Nuovo manuale di strategia. Tanto durante l’incontro quanto a margine, con la stampa, Paniccia ha sottolineato con vigore le ragioni profonde dei sommovimenti in corso ai confini orientali dell’Unione europea.

Professor Paniccia, secondo lei esiste un effettivo pericolo che la Russia tenti di annettersi l’Ucraina orientale?

No, credo che non vi sia un reale pericolo. Penso che si tratti di schermaglie, e che la Russia non abbia alcun interesse a compiere ulteriori annessioni. Mosca ha già raggiunto il suo obiettivo con Sebastopoli, più che con la Crimea. La strategia tradizionale, secolare, di Mosca si basa sull’assicurare il movimento alla propria flotta nel Mar Nero e, attraverso gli stretti, nel Mediterraneo. Risultato che, appunto, hanno ottenuto.

Non puntano ad altro?

C’è un interesse russo a favorire in qualche modo la nascita di uno stato di carattere federale in Ucraina, perché questo è ciò che gli conviene di più. A loro interessa esercitare la loro influenza, continuare ad avere un dialogo e a fare affari tanto con Kiev quanto con Bruxelles. Putin e la Russia sanno bene che con un’ulteriore annessione, o addirittura con un conflitto armato, tutti si rivolgerebbero contro di loro. Un sostanziale successo, come quello che il Cremlino ha ottenuto in Crimea, si trasformerebbe in un confronto durissimo che non conviene a nessuno.

L’Europa come deve comportarsi?

Credo che all’Ue convenga altrettanto non insistere in esibizioni di durezza o puntare allo scontro. Meglio sarebbe tenere aperto un tavolo di trattativa con la Federazione russa per risolvere prima la crisi in modo non conflittuale, poi per riprendere il rapporto con Mosca. Tenendo bene a mente che comunque sulla vicenda della Crimea non c’è altra possibilità, per il momento, che il riconoscimento dello stato di fatto. In ogni caso l’Ue e la Russia non hanno nessun interesse a esasperare le tensioni, mentre hanno tutta la convenienza a trovare un accordo.

Pare che il vero punto di frizione, più che l’adesione di Kiev all’Ue, sia l’ingresso nella Nato. Qual è il futuro dell’alleanza atlantica?

Onestamente credo che vada ripensato. La Nato ha allargato la sua sfera di influenza e i suoi confini fino al punto massimo raggiungibile. Adesso serve una pausa di riflessione, perché in un certo senso l’alleanza vive la stessa vicenda dell’Europa.

Ovvero?

L’Ue si è allargata sempre più. Allargandosi, è diventata sempre più debole e sempre meno coesa. Alla Nato sta succedendo lo stesso. E’ giunto il momento di fare un punto al proprio interno. Bisogna capire innanzitutto se vale la pena di ampliarsi ancora e sfidare la Russia, rischiando addirittura lo scontro militare. Poi si deve scoprire come le due anime della Nato, quella americana e quella europea, possano veramente accordarsi di nuovo su una strategia unica e condivisa. Credo che la Nato, più che allargarsi, debba tornare alla sua reale vocazione: assicurare la sicurezza dei paesi che ne fanno parte. Se non lo farà, rischia grossi problemi.

Qual è il ruolo dell’Italia?

E’ molto importante. Non lo dico perché sono un italiano che si occupa di strategia. La ragione sta nelle considerazioni che abbiamo fatto all’inizio sul reale significato degli interessi russi in Ucraina. Mosca sta mettendo in atto una strategia che non può essere fermata perché risponde a quella che, a suo parere, è la sua grande missione: riempire il vuoto che gli Stati uniti, ormai avviati sul sentiero dell’autonomia energetica, lasceranno nel Mediterraneo. In questa fase il compito dell’Italia è determinante: è stato un errore da parte dei Nordeuropei cercare di isolarci e metterci da parte. Se vogliamo trovare stabilità, benessere e un futuro equilibrio nel Mediterraneo il nostro ruolo è cruciale. Avevo infatti consigliato al governo di convocare una conferenza a Roma su questo tema e di non perdere tempo di fronte alla necessità di riformulare una strategia che riempia il vuoto di potere nell’area. Quello sì è un grande fattore di instabilità, su cui l’Italia può e deve dire la sua.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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