Volodja

Volodja

L’uomo più potente del mondo a due passi di distanza, prima di venir spostato con poca grazia da un agente del Kgb. L’immagine ne esce sfocata, com’è giusto che sia. Basta uno sguardo per comprendere l’istintiva affinità dell’individuo con le leggi del potere e della forza, assottigliate dalla formazione in uno degli apparati tentacolari più efficaci del secolo passato. Serve forza d’animo elevata a suprema freddezza per manovrare le macchine così a lungo e con tanta determinazione senza lasciarsi sfuggire una leva. A quel punto la corruzione, il volto plastificato dalla chirurgia estetica, la virilità muscolare sono soltanto orpelli necessari all’incarnazione del potere nell’epoca corrente. Indignarsi per questi suoi tratti è inevitabile, ma è come aver paura di bagnarsi durante un’esondazione. La sorgente della brutalità sta altrove.

Così come condivide solo le ritualità degli ultimi uomini della politica europea, non c’è in lui alcunché della delirante mediocrità dei dittatori del XX secolo: nel vederlo sfilare si ha l’impressione di osservare solamente una macchina ben funzionante, o una fiera. Il perfetto diadoco.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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