La Russia e Trieste

Pubblicato da Il Piccolo il 26 novembre 2013.

image.

La sagoma veloce e aggraziata come quella di uno squalo taglia il golfo di Trieste senza lasciare scampo agli altri partecipanti. La vittoria di Esimit alla Barcolana negli ultimi anni è diventata una sorta di tradizione. Quest’anno la trama già vista tante volte ha avuto un guizzo con l’abbordaggio dei gommoni di Greenpeace, presi a coltellate da una guarda privata a dir poco zelante. La ragione della protesta degli ambientalisti è nota: lo sponsor della barca azzurra è Gazprom, il gigante economico che funge da longa manus del Cremlino nel settore dell’energia e che punta ad arrivare a un tiro di schioppo da Trieste con la sua tentacolare rete di gasdotti. Esimit era forse la presenza più visibile della Russia in regione fino alla visita di Vladimir Putin di questi giorni. Ma si tratta soltanto dei capitoli più recenti di una storia molto più lunga.

Il primo radicamento russo in città risale al XVIII secolo, come spiegava Marina Rossi in un articolo scritto nel 2008 per Il Piccolo. Nel 1774 la zarina di tutte le Russie Caterina II decise di aprire un consolato triestino: l’esito felice dell’ultima guerra russo-turca aveva infatti aperto le rotte del Mediterraneo ai bastimenti imperiali, che da allora poterono approdare al porto degli Asburgo. A quei tempi la comune avversione di Vienna e di San Pietroburgo per la Sublime Porta di Costantinopoli portava anche i triestini a simpatizzare per i russi: nella guerra successiva, in cui austriaci e russi combatterono assieme contro i turchi, Trieste funse da porto di riferimento per una flottiglia russa, comandata da un ex pirata albanese, incaricata di colpire gli scafi ottomani. Sempre Rossi racconta che nel XIX secolo la presenza russa in città assunse «rilievo crescente» grazie allo stabilirsi di commercianti d’origine russa e ucraina. Tra questi è degno di nota Giovanni Risnich, costruttore dell’omonima villa e marito di Amalia De Ripp, amante del poeta Aleksandr Puškin morta a Trieste in giovane età. Merita una menzione anche Anton Jakic, l’ex pope che realizzò la celebre “Villa delle cipolle” di Barcola e di cui si diceva fosse una spia zarista.

La Grande Guerra vide numerosi prigionieri russi arrivare in città per lavorare nelle opere pubbliche, mentre triestini, italiani, sloveni e croati imprigionati dagli zaristi ebbero modo di partecipare alla Rivoluzione d’Ottobre. Nel secondo conflitto mondiale altri prigionieri di guerra, questa volta sovietici in mani tedesche, riuscirono a sfuggire unendosi alla Resistenza. Un centinaio di sovietici parteciparono alla lotta partigiana nella Venezia Giulia e combatterono, nei primi giorni del maggio ’45, alla liberazione di Opicina: una lapide nel cimitero di Trieste ricorda i caduti. Durante la Guerra Fredda Trieste divenne teatro di operazioni per i servizi segreti di ambo gli schieramenti. Tutti motivi, l’ultimo sopratutto, per cui è possibile che un ex agente del Kgb come Putin, arrivato in piazza Unità, senta un po’ aria di casa.

Annunci

Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
Questa voce è stata pubblicata in Giornalismo, Storia e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...