Intervista a Vladimir Luxuria

Pubblicato da Il Piccolo il 26 novembre 2013.

vlad2Scenderanno in strada con una bandiera arcobaleno lunga cento metri per protestare contro le violazioni dei diritti umani nella Federazione russa. Arcigay e Arcilesbica del Fvg, Certi Diritti, Iris, Uaar e Jotassassina sono le associazioni che organizzano la manifestazione che si terrà oggi in piazza Sant’Antonio alle 11 come contraltare alla visita del presidente russo Vladimir Putin. Madrina della manifestazione sarà Vladimir Luxuria, che arriverà a Trieste per chiedere al governo italiano di «non omettere il capitolo dei diritti umani» nel dialogo con il governo russo. Vladimir contro Vladimir, insomma.

Luxuria, perché scendere in piazza oggi?

Ci sono nazioni nel mondo in cui l’omosessualità è considerata un crimine. Ci sono poi luoghi dove, pur essendo illegale, questo reato non viene perseguito nella pratica ma diventa un mezzo di controllo psicologico. Infine ci sono luoghi come la Russia dove, nonostante l’omosessualità sia stata depenalizzata dal 1993, è stata approvata una legge per cui anche il solo parlare di questo argomento è reato. E’ come se parlandone si facesse propaganda all’omosessualità, come se la parola fosse contagiosa. Chi ne parla a scuola, in una manifestazione, alla tv, oppure in un’intervista come sto facendo ora, rischia una multa o la detenzione. E questo è un problema non solo per gli omosessuali russi.

In che senso?

Non abbiamo garanzie su quello che potrebbe succedere a omosessuali italiani o europei in Russia. Non sappiamo cosa potrebbe succedere a una coppia gay o lesbica che, ad esempio, passeggi per Mosca tenendosi per mano. La mia partecipazione alla manifestazione di Trieste va vista anche in questa luce: al vertice si parlerà tanto di turismo italo-russo. Noi chiediamo se i turisti gay, lesbiche, o trans italiani possano sentirsi al sicuro in Russia.

Pensa che questi temi verranno discussi all’incontro intergovernativo?

Purtroppo qualche tempo fa il ministro degli Esteri Emma Bonino mi ha molto delusa perché nel faccia a faccia con il suo omologo russo non ha toccato l’argomento dei diritti umani. Anche a Trieste parleranno di energia, di accordi economici, di turismo ma non di diritti. Noi saremo lì a manifestare contro una nazione che non si merita questo oscurantismo, contro un presidente che pensa che la virilità si misuri con l’omofobia e le cinture nere di karate.

Qual è la situazione degli omosessuali in Russia?

L’omofobia, che è pesante e pericolosa in Italia, là ha raggiunto livelli davvero preoccupanti. Ci sono adolescenti che vengono picchiati da esponenti della destra ultranazionalista: le foto e i filmati finiscono poi sul Web come monito. All’uscita dei locali semiclandestini in cui gli omosessuali si incontrano, spesso trovano squadroni di picchiatori senza che le forze dell’ordine facciano nulla.

Ha mai visitato il Paese?

Sono stata in Russia nel 2007 su invito di un militante moscovita, che chiese a me e ad altri parlamentari europei e italiani di presenziare a una loro manifestazione. La sera prima del corteo ricordo che cenammo a casa sua in un enorme palazzone di Mosca. La madre e il padre lo guardavano angosciati, temevano per la sua vita. Ricordo poi la violenza dei fondamentalisti ortodossi, le vecchine che ci lanciavano uova ostentando le icone dei santi, gli skinhead ultranazionalisti con i coltelli. Ricordo che la polizia non interveniva se non contro di noi. La Russia è un Paese in cui non è facile essere gay, lesbica o trans, come in tanti altre terre dell’Europa orientale. A questo proposito vorrei però ricordare un altro Vladimir.

Quale?

Vladimir Lenin. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre fu il primo a depenalizzare l’omosessualità. Fu Stalin a renderla nuovamente reato, mandando gli omosessuali a morire nei gulag siberiani.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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