Il dominio del Cyberspazio

Pubblicato su Il Piccolo il 31 ottobre 2013.

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Che le spie spiino è un’ovvietà che in questi giorni viene usata di sovente per minimizzare la portata del Datagate. Eppure lo scandalo esploso attorno alla tentacolare rete di sorveglianza dell’Nsa ha svelato al mondo le reali proporzioni del “Grande fratello” americano, tanto ampie da far impallidire i più certosini controlli della Guerra fredda. E ha cancellato la pretesa moralità della sorveglianza Usa, che da più di un decenni pone la «lotta al terrorismo» come suo unico obiettivo. Frédérick Douzet, esperta in Cyberstrategia e docente all’Istituto francese di geopolitica e all’Università 8 di Parigi, nutre “qualche” dubbio: «Se consideriamo gli obiettivi delle intercettazioni della Nsa, penso sia legittimo pensare che i fini dell’agenzia non fossero legati soltanto alla sicurezza. Non credo che abbiano bisogno di ascoltare le telefonate di Angela Merkel per combattere il terrorismo». Dopo aver passato anni a cercare di contenere l’espansione cinese nel Cyberspazio bollandola come “spionaggio economico”, Washington non può più negare di aver fatto esattamente lo stesso. E su una scala unica al mondo.

L’onda lunga di Snowden

Douzet era uno dei relatori che si sono confrontati a Trieste nell’ambito del Global forum 2013, il meeting mondiale sulle tecnologie digitali, durante la sessione dedicata alla sicurezza nel web. Nel suo intervento ha descritto l’estensione sempre più determinante nel Cyberspazio della sovranità degli Stati. A margine del convegno, Douzet ha esposto le sue considerazioni sul Datagate: «Stiamo vivendo l’onda lunga delle rivelazioni di Snowden – spiega – Siamo arrivati a scontrarci sulla reale estensione del programma di sorveglianza dell’Nsa, e penso che molte persone abbiano iniziato soltanto ora a realizzare quanto lontano fosse andato. E il fatto che tanti capi di Stato siano direttamente coinvolti forse aiuterà ad alzare il livello dell’attenzione e della discussione».

La rabbia contenuta dell’Ue

Lo spionaggio fra Paesi alleati «non è esattamente qualcosa di nuovo», «la vera novità dello scenario odierno sta nel potere dei mezzi impiegati: oggi è possibile accumulare immense quantità di dati, inimmaginabili prima d’ora». Per molte nazioni si pone quindi «una questione di sovranità», anche perché ogni Paese, oltre a essere spiato, può mettere in campo le proprie operazioni di sorveglianza. Ciononostante non sarà questa crisi a spezzare il legame a doppio filo fra Usa e alleati europei, sostiene Douzet: «Si discuterà di linee rosse e di nuovi limiti, di come si costruisce la fiducia fra alleati. Ma mi sembra chiaro dalle reazioni ufficiali che i Paesi europei intendano continuare a collaborare con gli Stati Uniti. I capi di Stato europei sono adirati, certo, ma nessuno ha parlato di violazione di sovranità, come invece ha fatto il Brasile, e nessuno ha minacciato rappresaglie davvero significative. Alla fin fine, non credo vedremo molto più che veementi proteste».

Predominio mondiale?

È probabile che nei prossimi anni il dibattito sia destinato a intricarsi sempre di più: «Gli Usa non sono certo l’unico Paese a spiare gli altri – ha affermato Douzet -. Oggigiorno c’è un’enorme sproporzione fra i mezzi che Washington può mettere in campo e quelli delle altre nazioni. È probabile che la scala delle operazioni Usa non possa essere raggiunta da Paesi terzi. Sappiamo però che Russia, Cina, Israele, e la Gran Bretagna sono molto attivi in questo settore. E anche la Francia è nota per la sua aggressiva politica di sorveglianza. Sicché, anche quando diciamo che probabilmente gli Usa mantengono un predominio assoluto, non possiamo esserne certi. La Cina, ad esempio, sta operando ad amplissimo raggio». E proprio la Cina, fino a ieri accusata dall’America di spiare a fini economici, trarrà vantaggio dalle rivelazioni sull’Nsa: «Considerati i personaggi del mondo politico ed economico controllati dall’agenzia americana, è lecito dubitare dei fini soltanto anti-terroristici dell’operazione».

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Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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4 risposte a Il dominio del Cyberspazio

  1. NONfalcone.com ha detto:

    ti ricordi di quando scoppiò il casino di Echelon?

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