La volta in cui ho tradotto una bufala

Capita a tutti di abboccare a qualche esca. Questo pomeriggio, piuttosto ringalluzzito dall’articolo linkato da un analista che seguo su un social network, ho deciso di tradurlo dall’inglese e pubblicarlo sul mio blog (qui l’originale). Avevo cercato i riferimenti degli argomenti, non avendoli trovati avevo imputato il tutto alla peculiarità del tema (scacchi e servizi segreti russi) e alla mia poca familiarità con il cirillico. Fortunatamente un amico mi ha fatto notare che si trattava di una succosissima bufala. E io me la son bevuta alla grande. Succede. Meno male che anche un sito indiano di scacchi ha ghiottamente pubblicato la notizia: mal comune mezzo gaudio. Ora loro l’han rimossa. Io invece la ripubblico: c’ho messo un’ora a tradurla, ‘sta bufala. Mica scherzi.

L’incredibile storia di come Putin ha usato tattiche scacchistiche segrete del Kgb per superare in astuzia gli Stati Uniti

Kavlov nel 1949, in una fotografia scattata dai servizi segreti Usa inserita nella sua scacchiera

Kavlov nel 1949, in una fotografia scattata dai servizi segreti Usa inserita nella sua scacchiera

La risposta incredibilmente veloce che ieri la Russia ha fornito al suggerimento di John Kerry, per cui la Siria potrebbe evitare un attacco Usa consegnando le sue armi chimiche, è stata un capolavoro di tattica da parte del maestro del Cremlino. Putin ha incaricato il suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov di dichiarare che la Russia si assicurerà che la Siria rinunci e accetti la distruzione del suo arsenale chimico: ha offerto così un’ancora di salvezza al presidente Obama, che si stava sforzando di convincere i deputati Usa della necessità dell’attacco alla Siria.

Molti commentatori hanno notato che la rapidità di pensiero di Putin ha creato una soluzione conveniente per tutte le parti in causa, ma pochi hanno riconosciuto il ruolo che gli scacchi hanno giocato nell’incidente. I cultori più accaniti di questo gioco riconosceranno che la proposta di Putin era una variazione del classico “sacrificio Jabowntski”, nel quale un pezzo viene degradato nella sua funzione e sacrificato per creare spazi di manovra altrove. Ma questa è solo metà della storia.

Poche persone sanno del ruolo che gli scacchi hanno giocato nel pensiero strategico sovietico e dei vari programmi che l’Urss aveva avviato per allenare le sue elites militari e d’intelligence nell’arte della Zevsebia, o pensiero scacchistico. Il pensiero scacchistico era per l’Unione sovietica quel che la teoria dei giochi era per gli Stati Uniti durante la Guerra fredda, ma i sovietici superarono di gran lunga gli americani nel fare degli scacchi una seconda natura per i loro quadri.

Secondo documenti sovietici declassificati nel 2004, il primo programma Zevsebia ha avuto inizio nel 1932 quando Stalin, un ossessivo giocatore di scacchi, scelse l’uomo che in seguito sarebbe stato a capo dell’Nkvd, Berija, come guida per il progetto. Berija reclutò il campione di scacchi russo Kavlov (che da appassionato pugile amatoriale vinse una medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 1924) e l’incaricò di sviluppare un abbozzo del programma.

Lo schema di Kavlov sarebbe sopravvissuto quasi immutato fino al 1986, quando Gorbaciov, che provava avversione per gli scacchi, cancellò il programma dopo decadi di operazioni riuscite, durante le quali aveva formato centinaia di alti quadri sovietici. La combinazione di Kavlov fra rigorosi allenamenti fisici e intellettuali fornì una formula vincente per il programma, tanto che spesso Stalin scherzò definendo i diplomati del corso “i nostri Supermen”.

Una delle poche annotazioni conosciute sul "sacrificio Jabownstski"

Una delle poche annotazioni conosciute sul “sacrificio Jabownstski”

In ogni caso il programma veniva offerto soltanto a un numero ristretto di agenti operativi d’alto profilo, che avevano livelli di idoneità fisica e mentale adeguati a superare il rigoroso addestramento. Nel Kgb, ad esempio, solo gli agenti promossi alla prestigiosa X2, soprannominati “professori d’acciaio”, erano autorizzati a ricevere l’addestramento Zevsebia. L’X2, come potevate aspettarvi, era la vecchia unità di Putin nel Kgb. Un fatto ancor più interessante è che gli altri sei diplomati Zevsebia sono tutti associati ai circoli interni della politica di Putin, così come Yuri Nodov, un tempo interno al Cremlino, ha rivelato nel suo cruciale ma oscuro libro del 2008 “Il Circolo”.

In uno dei pochi documenti scritti disponibili su Zevsebia, Nodov ha pubblicato nel suo libro una descrizione del programma e delle sue tecniche di addestramento, aprendo uno spiraglio di grande valore che è passato ampiamente inosservato in Occidente. Le reclute non erano soltanto soggette ad addestramenti intensivi in tattica, teoria militare, scacchi e idoneità fisica: erano obbligati a sfidarsi sulla scacchiera in condizioni estreme. Ad esempio, le reclute doveva giocare partite dentro a stanze frigorifere a temperature inferiori allo zero. Erano anche costretti a competere dentro a spazi molto caldi, tenendo un piede sempre sollevato o facendo flessioni. Non sorprende che meno del 15% dei candidati arrivasse alla fine del programma. E non è una sorpresa che Putin sia stato il migliore della sua classe.

Senza dubbio Putin ha incrociato il “sacrificio Jabowntski” durante il suo addestramento Zevsebia, poiché ai giocatori di scacchi russi era proibito di usarlo e rimase una tattica conosciuta soltanto nella comunità dei servizi. Stalin aveva buone ragioni per mantenere il segreto. Durante l’assedio di Leningrado, lui, Berija e Kavlov adottarono una variante della mossa offrendo alle forze hitleriane ciò che sembrava un’importante posizione strategica ai margini della Zabvadna. I nazisti esultanti realizzarono troppo tardi che questo aveva consentito a Stalin di aggirarli e di rompere finalmente l’assedio. Il libro “La Scommessa” di Yaroslav Mitske riporta una descrizione dettagliata dell’operazione. Mitske inoltre racconta come Stalin abbia fatto fucilare sessanta ufficiali al comando durante l’operazione per preservare i segreti del “sacrificio Jabowntski”, senza dubbio a causa della sua paranoia.

Il giovane Vladimir Putin durante il corso Zevsebia

Il giovane Vladimir Putin durante il corso Zevsebia

Per gli esperti di Zevsebia, non c’è dubbio che la manovra messa in atto ieri da Putin, offrendo di sacrificare l’arsenale chimico del regime di Assad per evitare l’attacco Usa, era ispirata a questa classica mossa degli scacchi. Di certo il Cremlino liquiderà queste analisi come fantasie, così come ha fatto per decenni, ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti. C’è un’ironia non indifferente nel fatto che la mossa che ha permesso agli Usa di salvare la faccia sia stata sviluppata dai sovietici per un fine diametralmente opposto.

Stalin e Berija visitano la scuola Zevsebia nel 1947

Stalin e Berija visitano la scuola Zevsebia nel 1947

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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2 risposte a La volta in cui ho tradotto una bufala

  1. NONfalcone.com ha detto:

    beh, è una bella storia

  2. Pingback: Dominus | Terra e Mare

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