Hollande visita i Balcani

Articolo pubblicato su Il Piccolo il 26 luglio 2013.

brdo-hollande

Sono tanti fantasmi della Jugoslavia, da Tito alla dinastia dei Karageorgevic, che dovevano aleggiare ieri sul castello rinascimentale di Brdo pri Kranju, dove il presidente della Repubblica francese Francois Hollande ha incontrato i capi di stato dei Balcani occidentali. Il “Processo di Brdo” è il nome del meeting che riunisce periodicamente i leader dell’ex Federativa: la partecipazione di Hollande, in veste d’ospite d’onore, gli ha consentito di rivitalizzare la politica balcanica della Francia, che si propone ora di patrocinare l’avanzata dell’Ue nell’area. «I Balcani
 non possono rimanere fuori dall’Europa – ha detto il titolare dell’Eliseo – per
questo al prossimo vertice europeo richiamerò l’attenzione dei partner europei sulla questione dei Balcani».

Oltre al presidente sloveno Borut Pahor e all’altro organizzatore dell’incontro, il croato Ivo Josipovic, hanno partecipato i capi di stato di Serbia, Kosovo, Montenegro, Macedonia, Bosnia ed Erzegovina e Albania. A Brdo sono arrivati anche i ministri degli esteri, con a capo
lo sloveno Karl Erjavec e il francese Laurent Fabius.

Lo sbarco di Hollande è stato accolto con favore dai media locali: fino a qualche tempo fa, infatti, la Francia era tiepida nei confronti dell’allargamento balcanico dell’Unione. Con la sua visita il presidente francese ha cambiato rotta, ponendo l’accento sull’interesse di Parigi a giocare un ruolo importante nel processo. Si rinsalda così un legame che dura dai tempi del Regno di Jugoslava quando, secondo l’interpretazione non priva di malizia esposta da Henry Kissinger nel suo monumentale libro “Diplomacy”, la Francia cercava nel sud-est europeo un’area di influenza appropriata alle proporzioni non più globali della sua politica estera.

Ieri Hollande ha detto che il “Processo di
 Brdo” «può essere una opportunità e una
speranza per l’intera regione nell’ottica dell’integrazione europea». Il presidente si è detto favorevole all’integrazione dei Balcani
 nell’ambito europeo, sottolineando però che «l’Ue richiede a questa regione due tipi di interventi: il primo riguarda le
riforme sul piano economico, politico e istituzionale, il
secondo una forte collaborazione regionale che deve basarsi sulla pacificazione dell’area». Hollande ha poi assicurato l’intenzione del suo Paese di coinvolgersi attivamente, in veste di mediatore, in alcune delle crisi che creano frizioni fra i diversi attori della regione balcanica. Il presidente francese ha dichiarato che, grazie ai buoni rapporti con la Grecia,
 proverà a sbloccare la situazione della Macedonia, che Atene rifiuta di rifiuta di riconoscere con il suo nome più comune a causa dell’omonimia con la regione greca confinante. «La Francia è stata attiva nella
regione già in passato, durante i conflitti in Bosnia e Kosovo – ha affermato Hollande -, e continuerà ad esserlo».

Il capo di stato francese ha partecipato all’incontro nel contesto della sua prima visita ufficiale a Lubiana, durante la quale si è detto fiducioso sulla soluzione dei problemi economici sloveni: «Il settore bancario – ha detto parlando in conferenza stampa congiunta con il presidente sloveno – deve dimostrare di essere in grado di reggere all’urto della crisi. L’Europa segue la Slovenia da vicino e non esiste una questione di stati che potrebbero lasciare l’Eurozona. Bisogna uscire dalla spirale recessiva e riprendere la crescita». Il padrone di casa Pahor ha quindi ribadito che la Slovenia ce la può fare da sola. «La Commissione europea – ha aggiunto – ritiene che il nostro programma di stabilità sia buono e il governo è riuscito a piazzare i bond sui mercati. Dobbiamo risanare il sistema bancario, ma non siamo il Cipro».

L’incontro di Brdo ha creato anche l’occasione per il quarto incontro ufficiale fra i presidenti di Serbia e Kosovo, Tomislav Nikolić e Atifete Jahjaga. Il primo “impatto” era avvenuto nel febbraio scorso innanzi all’Alto rappresentante dell’Ue Catherine Ashton.

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Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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