Rigore, rigore, rigore

Pubblicato da Il Piccolo l’11 giugno 2013.

bundestag

Sul rigore non si transige. L’ex segretario del Partito popolare europeo Thomas Jansen, ospite di un dibattito a Trieste, è inamovibile: l’attaccamento della classe dirigente politica tedesca all’idea di austerità non è una necessità retorica dettata dall’imminenza delle elezioni di settembre, ma una convinzione granitica. E, spiega Jansen, quest’opinione è condivisa in linea di principio dalla Cdu e dall’Spd: «Se non si rispettano le regole si finisce nel baratro – afferma -. In Germania il rigore non è visto come una trappola, ma come una via d’uscita dall’indebitamento. L’idea, espressa da Angela Merkel e da altri politici, è che l’odierno obbligo dell’austerità sia un’occasione da sfruttare per fare le riforme necessarie a uscire dalle condizioni poco soddisfacenti diffuse soprattutto nei paesi del Sud».

Il messaggio è chiaro: chiunque sia il prossimo cancelliere tedesco, i Paesi dell’Unione europea non devono aspettarsi grandi cambiamenti rispetto alla dura rotta imposta da Merkel negli anni del suo governo. «Fino ad ora le prese di posizione di Steinbrück e Merkel sono molto europeiste; fra Sdp e Cdu non ci sono grandi differenze, se non sfumature a seconda del singolo interlocutore. L’unità di intenti va al di là degli schieramenti e indietro nel tempo: nessuno dei governi passati, di qualunque schieramento, ha abbandonato questa linea».

Pensando ai possibili esiti del voto, Jansen ricorda i risultati dell’ultimo sondaggio, elencando i partiti che hanno le maggiori possibilità di entrare a far parte della prossima coalizione di governo: «La Cdu è al 42%, l’Spd al 28%, i Verdi sono al 13% e i liberali, al 4% – dice -. Con questi numeri i cristiano-democratici potrebbero governare assieme ai liberali, ma un’altra Grande coalizione non è da escludere. Diversamente dall’Italia, in Germania sono in molti ad augurarselo».

Jansen commenta con un filo di ironia l’entrata in recessione della Francia: «Quando Francois Hollande fu eletto molti, anche in Italia, speravano che avrebbe fatto fronte comune con Monti e gli spagnoli per arrivare a un braccio di ferro con Merkel: niente di tutto ciò è successo – dice -. Quel che è successo è che, mettendo in pratica il suo programma elettorale, Hollande è arrivato a questo punto: ora anche la Francia dovrà seguire l’esempio di Schröder in Germania e attuare riforme strutturali in settori come burocrazia e mercato del lavoro. Non è un caso se Hollande, ospite due settimane fa alla festa per i 150 anni della socialdemocrazia tedesca, ha citato Schröder come un modello».

Il politico tedesco ribadisce però che, in Europa e in Italia, l’austerità non va vista come la matrice di tutti i mali: «Le regole sono la cornice fondamentale su cui si basa l’Unione – dice -. All’interno di quel contesto ogni Paese è libero di perseguire la crescita, mantenendo al contempo dei criteri di stabilità di bilancio e ordine nei conti. Il nemico dell’Italia non è Merkel, la Germania e nemmeno l’Europa».

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Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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