L’ultima battaglia di Luciano Giorgi

Due anni fa milioni di italiani andarono al voto in una serie di referendum che hanno avuto importanti ripercussioni sulla vita del paese. In quell’occasione si svolse anche l’ultima grande battaglia politica di un uomo coraggioso, Luciano Giorgi.

Articolo pubblicato da Il Piccolo il 7 giugno del 2011.

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Anche in un reparto di oncologia si può pensare al futuro. Anzi, si deve. È il messaggio coerente, pulito, di Luciano Giorgi, un pioniere dell’ambientalismo nell’Isontino.

Ricoverato all’ospedale di Monfalcone per un mesotelioma della pleura, la malattia provocata dall’amianto, Giorgi è stato molto chiaro con i medici: «Fatemi vivere abbastanza per votare ai referendum e vedere il risultato». Ed è dal letto dell’ospedale che l’ambientalista lancia un appello rivolto soprattutto ai giovani: «Non disertate le urne, un’occasione come questa potrebbe non ripetersi più».

L’appello al voto

La malattia gli serra la gola, ma la voce si rafforza mentre spiega le ragioni della battaglia della sua vita: «Questi referendum, e in particolare il quesito sul nucleare, sono l’ultima chance per portare l’Italia sulla via per le energie alternative». È lì che secondo Giorgi sta il futuro del paese: «L’energia “verde” non è solo tutela dell’ambiente, ha un enorme potenziale economico. È uno stimolo alla ricerca e all’innovazione oltre che una fonte di occupazione. Crea posti di lavoro ogni livello, dal manovale che installa un impianto al ricercatore che lo progetta».

In questo referendum Giorgi vede la chiave per un rinnovamento politico del Paese: «Dire no al nucleare significa chiedere un modello energetico veramente alternativo ai combustibili fossili: dobbiamo mandare un segnale forte a tutte le lobby energetiche e ai loro rappresentanti politici». Tra questi Giorgi indica in primis Silvio Berlusconi: «Con l’indegna pantomima della moratoria sul nucleare ha dimostrato di avere paura di questi referendum, tanto da tentare ogni prepotenza pur di sabotarli».

Una vita per l’ambiente

Nato nel quartiere operaio di Panzano, a Monfalcone, nel corso della sua vita Giorgi è stato operaio ai cantieri navali, marinaio e macchinista, e infine ferroviere. Da decenni è in prima fila, assieme all’inseparabile amico Renato Fiorelli, in tutte le battaglie ambientaliste della provincia di Gorizia. Tra i fondatori del partito dei Verdi, si impegna da sempre contro la caccia, per l’antimilitarismo e per la creazione di una società che sia in armonia con l’ambiente. È stato più volte consigliere comunale a Monfalcone e Staranzano. Tra le battaglie di cui è stato protagonista spicca quella vittoriosa contro il rigassificatore Snam di Monfalcone, a metà degli anni ’90: un movimento popolare che anticipò le forme e i contenuti delle grandi lotte altermondialiste degli anni successivi e degli odierni No Tav.

Qualche mese fa l’amianto, piaga del Monfalconese, ha colpito anche lui, ma non ha scalfito di un briciolo la sua coerenza e la sua speranza in un mondo migliore: «Per questo lancio il mio appello al voto – dice -, è l’appello di uno che xe più de là che de qua. Io spero tanto che i giovani si mobilitino per cambiare questo Paese, la sua politica».

In fondo, conclude Giorgi, ognuno deve impegnarsi con i propri mezzi: «E io faccio quello che posso – racconta -: questa notte ho convinto un’infermiera ad andare a votare». Questo è Luciano Giorgi.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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