Utopia a Costantinopoli

Traduzione di un articolo pubblicato oggi da Hürriyet Daily News.

Taksim-statue

Ora Gezi Park è un’utopica “Città libera”

di Çetin Cem Yılmaz

All’ingresso della famosa città libera di Christiania a Copenhagen i visitatori vengono accolti da un cartello con su scritto a mano “Stai lasciando l’Unione europea”. Proprio ora, qualcosa di simile può esser detto per Gezi Park – non è più l’Istanbul che conoscevate.

A partire dal ritiro della polizia dal centro città, avvenuto il primo giugno in seguito agli scontri con i manifestanti, il distretto di Taksim è stato occupato in modo del tutto inaspettato. Serrato da barricate, il distretto centrale ora appartiene soltanto alle persone, e a ideologie che in precedenza erano ritenute completamente escluse dal pensiero comune.

Le luci brillanti e la musica ad alto volume provenienti da İstiklal Caddesi non ci sono più. I negozi sono chiusi, le vetrine coperte di graffiti. In piazza Taksim sembra che il post-Apocalisse abbia incontrato il giorno dopo la rivoluzione. Un furgone di Ntv e un’auto della polizia distrutti sono rimasti come resti del Muro di Berlino, a disposizione dei fotografi. L’iconico Centro culturale Atatürk è stato coperto di bandiere: il leggendario rivoluzionario degli anni Settanta Deniz Gezmiş guarda l’area dall’alto, mentre al suo fianco pendono poster di gruppi di sinistra e un invito a “chiudere il becco” rivolto al primo ministro Recep Tayyip Erdogan.

Soltanto una settimana fa, anche solo pensare una scena simile sarebbe stato impossibile. Ora, con l’occupazione, è diventata realtà.

Quarantanove percento.

Evitiamo gli equivoci, sebbene ricordi in parte il movimento Occupy, questa non è un’azione in stile “Noi siamo il 99%”. E’ più una cosa del tipo “Noi siamo il 49%”. E’ la mobilitazione delle migliaia di persone che non si sentono rappresentate in parlamento. Le proteste interessano principalmente individui, in gran parte giovani, che vogliono farsi sentire da un governo che si gode con troppa tranquillità la sua maggioranza e trascura di ascoltare le preoccupazioni della minoranza.

Trattandosi di una folla che protesta contro la discriminazione, il popolo di Gezi abbraccia magnificamente le proprie differenze. Il primo giugno gli slogan si sono fermati quando nell’aria è risuonato il richiamo alla preghiera. «Da adesso in poi prevarrà il rispetto per ogni credo», ha detto qualcuno. Questo atteggiamento si è ripetuto ieri, quando è stato chiesto alle persone di non bere alcol pubblicamente in rispetto alla sacra notte di Lailat al-Mi’raj.

Dentro a Gezi Park, la sensazione utopica è amplificata. Ci sono buffet aperti alle persone che pranzano, sessioni di yoga al mattino e, ora, anche una libreria. Ogni mattina, dopo il ritiro della polizia, i manifestanti tirano l’area a lucido. La gente si diverte a modo proprio e nessuno si mette in mezzo: i curdi ballano i loro halay, il popolo Laz esegue le sue danze horon, e un gruppo con bandiere di Mustafa Kemal Atatürk canta i suoi slogan – e tutto questo avviene nel raggio di pochi metri.

Ci sono un sacco di differenze, ma non c’è conflitto. Non c’è polizia, ma c’è sicurezza. Non c’è gerarchia, ma un ordine umano.

Per un paese in cui la tradizione democratica impone che i diritti vengano calati dall’alto in basso, qui si tratta di rovesciare l’ordine.

Si tratta di condivisione, gentilezza, ragionevolezza. Così romantico, certo. Ma sta succedendo.

Sappiamo che non sarà per sempre. Godetevelo finché dura.

Annunci

Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
Questa voce è stata pubblicata in Giornalismo, Traduzioni e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...