«Parlare in difesa del male»

Il ricordo di Musa Sadr mi ha riportato alla mente un altro articolo che scrissi per Il Piccolo mentre in Libia infuriava la guerra. Negli ultimi giorni del regime l’avvocato franco vietnamita Jacques Verges si offrì di difendere Gheddafi davanti a un tribunale internazionale: occasione ideale per un ritratto di questo strano legale. Lo ripropongo qui. Inutile aggiungere che la fine in mondovisione del colonnello ha poi reso superflua la proposta di Verges.

Pubblicato su Il Piccolo il 23 agosto 2011.

Verges

Nessuno sa cosa stia passando per la testa di Muhammar Gheddafi in queste ore. È probabile che stia pensando a salvarsi la pelle e, in subordine, a trovare un avvocato. In realtà un candidato eccellente a questo incarico c’è già: è il franco vietnamita Jacques Verges, meglio conosciuto come “l’avvocato del Diavolo”. Negli ultimi mesi Verges, assieme al collega Roland Dumas, ha più volte rappresentato le istanze del regime di Tripoli in terra francese, e ha già dato la sua disponibilità a difendere il Rais in un eventuale processo davanti alla corte dell’Aja. Basta dare una rapida scorsa al curriculum vitae di Verges per capire il perché del suo soprannome: amico personale di Pol Pot, questo enigmatico 86enne ha incontrato Mao Zedong e Che Guevara, e nelle aule di giustizia ha preso le parti di terroristi come “Carlos lo sciacallo” ed ex ufficiali nazisti come Klaus Barbie. In un’intervista rilasciata nel 2008 a Der Spiegel, Verges disse: «La natura è selvaggia, imprevedibile e insensatamente terrificante. Ciò che distingue gli esseri umani dagli animali è l’abilità di parlare in difesa del male. Il crimine è un simbolo della nostra libertà».

Un intreccio di misteri

Figlio di un diplomatico francese e di una vietnamita, Jacques Verges nacque nel 1925 in Indocina, mostrando da subito una vocazione per la vita avventurosa: neanche ventenne si arruolò nella Francia libera del generale De Gaulle per combattere i nazisti. Nel dopoguerra studiò legge a Parigi: in quegli anni conobbe un giovane marxista cambogiano, poi passato alla storia con il nome di Pol Pot. Non nascose mai i suoi ideali anticoloniali e socialisti. Alla fine degli anni ’50 Verges divenne famoso in Francia per aver difeso membri della lotta armata algerina accusati di terrorismo. Una militante, Djamila Bouhired, divenne sua moglie. La sua tecnica legale consiste in una sorta di difesa di “rottura”: quando alla fine degli anni ’80 difese l’ufficiale nazista Klaus Barbie, negò che il suo assistito potesse essere condannato da uno stato, la Francia, che in Algeria aveva usato gli stessi metodi delle Ss. Ma il momento più enigmatico della vita di Verges risale al 1970, quando l’avvocato svanì letteralmente nel nulla senza dire niente a nessuno. Sarebbe riapparso soltanto nel 1978, senza mai sciogliere il mistero su come avesse impiegato quegli anni. «Mi divertii molto a leggere i miei annunci mortuari», avrebbe spiegato in seguito.

«Il lato positivo di Mao»

Nel corso degli anni Verges ha difeso dittatori e terroristi di ogni colore, coltivando però un rapporto privilegiato con i regimi sorti al di là della Cortina di ferro. Nel 1963 ottenne un’udienza privata assieme alla moglie con il Grande Timoniere cinese: «Il lato umano di Mao mi sorprese – ha detto a Der Spiegel -. Credo che ognuno abbia buone qualità e debolezze. Io ebbi la fortuna di conoscere il lato positivo di Mao». Di Pol Pot, responsabile della morte di oltre un milione di cambogiani, ha detto: «Era un giovane che amava Rimbaud e si commuoveva per le poesie. Non privo di un certo senso dell’umorismo».

Questioni di prospettiva

Nell’intervista rilasciata nel 2008 a Der Spiegel, Jacques Verges diede scandalo per aver avvicinato George W. Bush a Hitler, assicurando che l’avrebbe difeso in un processo soltanto se avesse accettato di dichiararsi colpevole. In quella stessa intervista Verges spiegò così il suo modo d’intendere la professione forense: «La uso soprattutto per un arricchimento intellettuale permanente. La nostra visione del mondo cambia con il tempo, perché lo vediamo da prospettive differenti. Grazie alla mia professione, ho familiarità con la prospettiva del terrorista e del poliziotto, del criminale e dell’idiota, della vergine e della ninfomane. E posso dirvi che questo rende più efficace la mia propria visione».

In difesa di Gheddafi

La lista dei clienti e delle frequentazioni “singolari” di Verges potrebbe continuare a lungo, ma gli ultimi in ordine di tempo sono l’ex dittatore ivoriano Laurence Gbagbo e, appunto, il regime di Tripoli. Assieme al collega Dumas, Verges ha protestato contro il sequestro dei beni di Tripoli da parte di Parigi, e lanciato una causa contro la Nato per conto delle famiglie delle vittime dei bombardamenti. L’unico problema di Verges, ora, sarà trovare Gheddafi nel caos tripolitano. Un compito comunque non impossibile per un uomo che, come ama raccontare, è «immune ai proiettili».

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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Una risposta a «Parlare in difesa del male»

  1. fausto ha detto:

    Tanti saluti a Gheddafi; e tanti saluti alla Libia. Fine dei giochi: dopo il dittatore un deserto di rovine e miliziani impazziti. Che malinconia, specie pensare che noi italiani ne abbiamo colpa sotto molti punti di vista.

    L’avvocato penalista che difende nemici pubblici famosi è un cliché che conosciamo anche nella realtà italiana: anche se devo ammettere che questo tizio è davvero particolare. Di solito gli avvocati si prestano a queste operazioni per farsi pubblicità: il cliente famoso e controverso non paga quasi mai una difesa impossibile e vistosa. A pagare saranno i clienti successivi, o almeno così mi racconto mia sorella avvocato.

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