Musa Sadr, l’imam scomparso

Dopo il ritratto di Muqtada al-Sadr proposto qualche giorno fa, trovo appropriato trarre dall’archivio un articolo che scrissi sul cugino di Muqtada, Musa Sadr, ai tempi della guerra in Libia. In quei giorni Muhammar Gheddafi era ancora vivo e tanti, in Libano e non solo, speravano che la caduta del regime avrebbe gettato nuova luce sulla vicenda dell’imam scomparso. Così non è stato, anche se da allora con cadenza regolare continuano a comparire ex agenti dei servizi libici pronti a raccontare la loro “verità” su quella vicenda.

Pubblicato il 15 aprile 2011 su Il Piccolo.

musa

Scomparve trent’anni fa in Libia, oggi tutti sperano che torni come un profeta: è Musa Sadr, l’imam il cui volto barbuto tappezza ogni muro nelle periferie delle città libanesi. Parente lontano del paffuto ma bellicoso Muqtada al Sadr, negli anni ’60 e ’70 l’imam Musa fu un pilastro del risveglio degli sciiti di tutto il Medioriente. I suoi seguaci lo venerano ancora come un santo e piangono la sua misteriosa scomparsa, avvenuta il 31 agosto 1978 a Tripoli: Sadr era andato in Libia per un colloquio con Gheddafi, ma svanì nel nulla poco prima dell’incontro. Per oltre trent’anni il destino di Musa Sadr è rimasto un segreto celato dietro ai ray ban del colonnello libico, che pur essendo il principale indiziato ha sempre negato ogni responsabilità. Ora il regime di Tripoli pare avere i giorni contati, e gli sciiti di tutto il mondo sperano di scoprire finalmente la verità sull’imam.

Nelle settimane scorse Abdel Monem al Houni, ex colonnello dell’esercito libico che partecipò al golpe di Gheddafi nel ’69, è passato ai ribelli e si è deciso a parlare: secondo al Houni l’imam Sadr fu ucciso appena arrivato a Tripoli e il suo corpo fu sepolto nella città di Sabha, in mezzo al deserto. Il quotidiano saudita Asharq al Aswat, però, cita un altro fuoriuscito libico secondo il quale Musa Sadr sarebbe sì a Sabha, ma ancora vivo, chiuso in una cella e ormai ottantenne. Intorno a queste fughe di notizie si accentrano le speranze degli sciiti, per i quali il ritorno dell’imam sarebbe un evento epocale.

Musa Sadr nacque nel 1928 in Iran, da una famiglia di origine libanese. L’imam era un carismatico omone di un metro e novanta, parlava un raffinato arabo con accento persiano e indossava il turbante nero dei discendenti di Maometto: divenne ben presto il pilastro della comunità sciita libanese, da sempre sottomessa ai più ricchi sunniti e cristiani maroniti. Le ragioni della sua scomparsa sono tutt’ora dibattute: secondo alcuni Yasser Arafat avrebbe chiesto a Gheddafi di uccidere l’imam, critico verso il modo in cui i palestinesi dell’Olp accentuavano l’instabilità libanese.

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Al riguardo Gheddafi ha sempre mantenuto un riserbo enigmatico: per scansare le accuse rivoltegli da tutto il mondo arabo, il leader libico dice che dopo l’incontro a Tripoli Sadr salì su un aereo diretto a Roma, insinuando neanche troppo velatamente una responsabilità italiana. Ma in Italia è stata condotta un’indagine che ha dimostrato che Sadr non arrivò mai a Roma. Ora che le bombe della Nato piovono sulla Libia molti aspettano il momento in cui l'”imam scomparso” emergerà da qualche segreta. Ma la speranza è flebile: qualche anno fa, durante una visita diplomatica di Gheddafi a Damasco, una manifestazione di 200mila sciiti libanesi rinfacciò al leader libico di aver violato le regole dell’ospitalità araba rapendo l’imam. «Da quel che so Musa Sadr era iraniano, non arabo», sembra abbia commentato il colonnello.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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