Muqtada

Le Primavere arabe hanno dimostrato l’inconsistenza della narrazione prevalente in occidente dall’11 Settembre in poi, secondo cui le “masse arabe” potevano essere mobilitate soltanto attraverso il nazionalismo o l’integralismo religioso. Un’ondata di movimenti popolari fortemente pervasa da rivendicazioni universali ha spazzato via dittature decennali. I capitoli successivi di quelle rivolte, però, hanno mostrato come i nazionalismi e gli integralismi siano ancora in grado di ottenere vasti consensi. Approfitto del decennale dell’invasione americana dell’Iraq per proporre un ritratto di Muqtada al-Sadr, personaggio singolare in cui le istanze del khomeinismo si scindono dal loro carattere specificamente iraniano per parlare al mondo arabo.

muqtada

È stato uno dei protagonisti della guerriglia contro l’invasione americana dell’Iraq. Ora che il conflitto “caldo” si è mutato in un endemico ribollire di scontri e attentati sempre sull’orlo della guerra civile, Muqtada al-Sadr è divenuto uno dei principali attori della difficile vita democratica di Baghdad.

Il giovane religioso sciita si muove con destrezza nel labirinto di relazioni interne ed esterne all’Iraq: propugnatore di una politica di unità nazionale che superi gli scontri etnici e confessionali, all’estero sa dialogare con la Turchia e le petro-monarchie del Golfo senza indebolire il suo storico legame con l’Iran e gli Hezbollah libanesi. Qualunque sia il futuro che attende la Mesopotamia post-occupazione, c’è da scommettere che Muqtada al-Sadr saprà ritagliarsi un ruolo di prima linea.

Buon sangue non mente

La figura imponente e corpulenta di Sadr, il capo sempre avvolto da un turbante nero, contribuisce a rafforzare il prestigio che questo rampollo di un’antica famiglia di clerici sciiti raccoglie quotidianamente tra i suoi connazionali, condividano o meno la sua fede.

Nato a Najaf nel 1973, Muqtada è l’erede di una stirpe la cui storia è un intreccio di devozione e martirio, due caratteristiche basilari nella visione del mondo dell’Islam sciita. Discendente del Profeta, Sadr è il quarto figlio del grande ayatollah Mohammed Sadeq al-Sadr, imam leggendario ucciso da Saddam Hussein per la sua irriducibile contrarietà al regime baathista. Il patrigno di Moqtada, il grande ayatollah Mohammed Baqir al-Sadr, fu fonte d’ispirazione per il pensiero khomeinista e autore di testi che sono tutt’ora base del fenomeno delle banche islamiche. Anch’egli fu ucciso da Saddam. Il cugino di Muqtada, il carismatico ayatollah libanese Musa Sadr, fu invece fondatore del movimento sciita Amal prima di venir assassinato, tanto per variare, dal colonnello Muhammar Gheddafi.

Il “Mullah Atari”

A dispetto di un pedigree tanto oneroso pare che durante l’adolescenza Muqtada fosse più interessato ai videogiochi che alla complessa teologia sciita. Un suo compagno di studi, intervistato da Al Jazeera, racconta che Sadr si era guadagnato il soprannome di “Mullah Atari”. Ancora oggi il leader sadrista si situa a un livello piuttosto basso nella gerarchia clericale, sebbene abbia trascorso lunghi periodi di studio nella città santa di Qom, in Iran, e pare punti a diventare ayatollah come i suoi prestigiosi famigliari.

Alla testa delle schiere del Mahdi

Con l’invasione americana dell’Iraq, però, Muqtada ha abbandonato il joystick per farsi carico della sua pesante eredità politico-spirituale. Per anni è stato il temuto comandante dell’esercito del Mahdi, formazione guerrigliera il cui nome è un omaggio alla figura escatologica del messia atteso dagli sciiti alla Fine dei tempi. Spina nel fianco dell’esercito statunitense salvo che in sporadici momenti di tregua, Muqtada disponeva di migliaia di uomini e godeva del cruciale sostegno dei confratelli di Teheran.

Negli ultimi anni Sadr ha abbandonato almeno formalmente la via delle armi e il suo movimento sadrista è diventato una delle principali formazioni politiche del panorama iracheno. Dopo un primo periodo caratterizzato da una linea più confessionale, negli ultimi tempi Muqtada sembra aver adottato un approccio eclettico: è entrato diverse volte in conflitto con il primo ministro Nouri al-Maliki (anch’egli sciita) per condividere molte istanze dell’opposizione sunnita e kurda.

Un nuovo Sadr

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Il sito d’informazione Al-Monitor racconta la trasformazione di Muqtada da militante sciita a politico realista. Alla fine del 2012, in un momento di scontro fra le formazioni di minoranza e il governo, Sadr ha tenuto un discorso in cui rigettava i pregiudizi etnici e settari. Ha mandato i suoi rappresentanti a incontrare gli esponenti della protesta per mediare tra loro e il governo. Un atto simbolico, che non ha ottenuto risultati significativi, ma che almeno ha dato a Sadr l’immagine di un partner politico moderato che non costruisce relazioni sulla base del settarismo.

E ancora: Sebbene lui e i suoi più intimi collaboratori non abbiano spiegato il motivo del cambio di retorica, alcuni indizi suggeriscono che i suoi rapporti con Teheran non siano più perfetti, specialmente dopo che Sadr non ha seguito le direttive iraniane sulla questione irachena.

La trasformazione politica di Sadr si potrebbe spiegare con i seguenti fattori: primo, è a capo di un movimento giovane i cui seguaci sono in gran parte provenienti da aree storicamente povere, marginalizzate ed oppresse. Secondo, appartiene a una scuola di pensiero e a un lignaggio religioso aperti a nuove idee e pronti a prendere posizioni coraggiose in linea con il sentimento nazionale.

Il moderatismo di Sadr in politica interna si riflette anche sulle sue posizioni a livello regionale. Ultimamente ha privilegiato le relazioni con la Turchia mentre gli sciiti iracheni erano adirati a causa del comportamento di Ankara. Ha preso posizioni prossime anche a quei paesi del Golfo che sono stati accusati di sostenere gli insorti. E ha fatto tutto questo senza abbandonare il suo legame particolare con l’Iran.

Il ritiro degli Usa dall’Iraq potrebbe essere una ragione aggiuntiva per l’adozione di posizioni non violente da parte di Sadr. Di fatto ha iniziato a opporsi alla diffusione delle armi e a richiedere il rispetto della legge.

Tanti segnali che mostrano come il “Mullah Atari” abbia finalmente imparato a far tesoro della sua storia famigliare. Il suo carismatico cugino Musa Sadr fu un intellettuale di alto profilo, autore tra l’altro della prefazione a un’edizione araba di un’opera del grande filosofo e iranista Henry Corbin, ma anche un abile e pragmatico capo politico che sapeva mediare fra le mille tessere del mosaico etnico libanese: la leggenda vuole che una volta, durante una sua visita alla comunità maronita, i cristiani l’abbiano accolto al grido di Allah akbar.

“La mano del colonialismo”

Tutto ciò, però, non necessariamente renderà Muqtada un interlocutore facile per gli Usa, l’Europa ed Israele: ospite a Beirut nei giorni scorsi, Sadr ha tenuto un duro discorso che è stato proiettato in Iraq su grandi maxi-schermi, a imitazione del peculiare stile di propaganda del leader di Hezbollah Hasan Nasrallah. La montante mano del colonialismo sta ancora aspettando l’opportunità per attaccare e soggiogare il popolo arabo, per metterlo in ginocchio – questo uno dei passaggi del discorso riportati da Al-Monitor -. Il colonialismo non si fermerà fino a quando non avrà raggiunto il suo scopo definitivo, la globalizzazione, e allora il mondo intero sarà trasformato in un piccolo villaggio.

L’ideologia propugnata dal movimento sadrista è un efficace mix di nazionalismo arabo, khomeinismo e anti-colonialismo che potenzialmente potrebbe trovare ampio spazio d’azione in Iraq e non solo. Ed è una partita, questa, che Muqtada ha già dimostrato di saper giocare.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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Una risposta a Muqtada

  1. miloz ha detto:

    L’idea che mi sono fatto del marasma mediorientale è che qualsiasi decisione uno prenda, si farà sempre più nemici che amici.

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