Scavi assiri nel Kurdistan iracheno

Pubblicato su Il Piccolo il 26 gennaio 2013.

rilievi maltai

L’ateneo di Udine alla scoperta delle Terre di Ninive

All’inizio del VII secolo le armate dell’imperatore bizantino Eraclio si scontrarono con quelle della Persia sasanide su un campo di battaglia davanti alle rovine di Ninive, antica capitale assira. Mille anni prima Alessandro il Macedone sconfiggeva il Re dei re Dario III a Gaugamela, nella stessa regione. Due battaglie che hanno segnato il corso della storia si sono svolte sulle vestigia dell’impero assiro, che già allora erano viste come parte di un passato ormai lontanissimo.

Oggigiorno gli archeologi dell’università di Udine riportano alla luce, in quella terra cruciale per la storia del mondo, le testimonianze della civiltà assira, che gli antichi stessi consideravano antica. “Terra di Ninive” è il nome della missione archeologica condotta dall’ateneo nell’odierno Kurdistan iracheno, i cui risultati sono stati presentati ieri a Gorizia dal responsabile del progetto, il professor Daniele Morandi Bonacossi.

La campagna si è svolta fra luglio e ottobre del 2012, e ha interessato un’area di circa 3mila chilometri quadrati a nord di Ninive. Fondata da re Sennacherib (che compare nella Bibbia per le sue campagne militari in Palestina) nel I millennio a.C., Ninive era una vera e propria megalopoli. La città sorgeva in un’area arida, e la necessità di dare sostentamento a migliaia di abitanti portò gli assiri a realizzare un immenso sistema di irrigazione che contribuì alla nascita di insediamenti rurali e cittadini in tutta la regione.

È proprio l’entroterra agricolo della capitale che l’ateneo udinese ha indagato, avvalendosi di ricognizioni sul posto, scavi veri e propri, e di indagini attraverso immagini satellitari e foto aeree. Morandi elenca così le scoperte più significative: «Abbiamo identificato 239 siti archeologici finora sconosciuti di epoca compresa tra il IX millennio a.C. e il periodo medievale e ottomano; cinque acquedotti dell’VIII-VII secolo a.C. e una serie di grandi canali irrigui a essi collegati – a tutti gli effetti i primi acquedotti monumentali della storia –, una vasta necropoli del XIX-XVIII secolo a.C. e bassorilievi rupestri del VII secolo a.C.  La missione è la prima ricerca archeologica intensiva, sistematica e interdisciplinare condotta su larga scala nell’area a cavallo fra le province di Ninive (Mosul) e Dohuk».

L’università di Udine è l’unico ateneo italiano presente nell’area, e il progetto ha già incontrato l’interesse di università inglesi e americane. «Lavorare nel Kurdistan iracheno non è sempre facile – spiega Morandi -. Le condizioni climatiche sono spesso proibitive, con temperature che arrivano a 50 gradi e grandi tempeste di sabbia». Tra i compiti del progetto c’è anche la formazione di personale locale nella tutela del patrimonio culturale, in vista della creazione di un parco archeologico e ambientale: «Un’idea che ha trovato il supporto dell’Unesco – dice il professore -. Le risorse archeologiche del Kurdistan sono infatti minacciate dalla forte ma sregolata crescita economica del paese». Il pil della regione autonoma aumenta a un ritmo del +17% annuo, manca però una cultura della conservazione dei beni culturali.

Alla presentazione del progetto hanno preso parte rappresentanti di tutti i partner regionali: il rettore Cristiana Compagno, la presidente di Informest Silvia Acerbi, l’assessore alla Cultura della Provincia di Udine Elena Lizzi, l’assessore regionale alla Cultura Elio De Anna. «La portata di “Terre di Ninive” – spiega Compagno – ha dato al nostro ateneo il primato italiano nel campo del Vicino oriente antico, e un posto di primo piano nel panorama mondiale».

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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