Stupores mundi

Anche Gengis Khan ebbe la sua quando fece a Federico la proposta – comprensibile solo dal punto di vista asiatico – di sottometterglisi, promettendogli, se l’avesse fatto, una carica a corte: al quale si vuole che Federico abbia prontamente risposto, che prendeva in seria considerazione l’ufficio di falconiere.

Narra l’episodio Ernst Kantorowicz nel suo grandioso Federico II imperatore. Sia vera o meno, la storiella di questo incontro epistolare ha sempre esercitato sulla mia fantasia una forte suggestione. Sarà un po’ da orientalista di primo Novecento ma vedo sfiorarsi in essa i mondi lontanissimi e fiabeschi delle due figure che, una a Oriente, l’altra a Occidente, dominano l’orizzonte del XIII secolo.

Voci confuse giungono in Europa ai tempi della grande espansione mongola, leggende sul ritorno del re cristiano d’Oriente, il Prete Gianni, che sarebbe venuto a far giustizia dei saraceni e a liberare la Terra Santa. Sono soltanto una pallida ombra della realtà di un uomo che, venuto dal nulla delle steppe mongole, ha creato nel giro di pochi anni l’impero più immenso che la storia abbia mai visto. Sulla Muraglia cinese e sull’altipiano di Persia, alle porte della terra dei Rus e alle pendici dell’Himalaya ovunque il nome che corre su tutte le bocche è quello di Gengis Khan, il Signore Oceanico, il Conquistatore del mondo.

E mi par di vedere il messaggero che a cavallo dalla lontana Karakorum o da un enorme accampamento nella steppa parte diretto a Occidente, con la missione di portare a un re lontano che si proclama signore della Terra la magnanima offerta del Grande Khan.

Ed ecco la lettera arrivare infine a Palermo, ove siede sul trono dei Cesari il meno tedesco dei sovrani del Sacro Romano Impero Germanico. Il gran Staufen che fu pupillo di Innocenzo III, colui che per Gregorio IX è l’Anticristo e per i tedeschi il Puer Apuliae, per tutti lo Stupor Mundi. Un imperatore mezzo normanno e mezzo svevo, imbevuto di Mediterraneo, che dalla sua dotta corte siciliana vince la Crociata accordandosi con l’amico fraterno, il sultano d’Egitto, per la cessione di Gerusalemme. L’instancabile nemico dei papi, colui che più di tutti è giunto a far prevalere il Globo e la Spada sulla Tiara e le Chiavi nello scontro in cui si decide quale debba essere la prima autorità dei cristiani e della Chiesa, se il papa o l’imperatore. L’uomo il cui spettro un domani tormenterà i sogni dei pontefici, che stermineranno la sua stirpe e ne disperderanno le ossa, e cui s’ispirerà in segreto, molto più che al Valentino, messer Niccolò Machiavelli nello scrivere il suo Principe.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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