Intervista a Piero Ignazi

Pubblicato su Il Piccolo del 5 novembre 2012.

«Il movimento di Beppe Grillo non ha niente a che spartire con i nuovi populismi di destra europei». Il politologo Piero Ignazi traccia una decisa linea di separazione fra il Movimento 5 Stelle e le tante formazioni populiste che negli ultimi anni hanno ridisegnato la mappa politica del continente. «Il grillismo è qualcosa di completamente diverso – dice -. Pur essendo molto critico del sistema politico, il movimento non ha nessuna delle argomentazioni tipiche dei nuovi populismi. Non individua dei nemici esterni come gli immigrati, gli islamici, i neri, non fa aggio sulle paure».

Ignazi, lei sarà oggi a Trieste per parlare di “Crisi della democrazia occidentale e movimenti nazional-populisti”. Da dove nasce questa crisi? 

Viene dalle grandi promesse che la democrazia fa. Promette il governo del popolo, ed è una cosa molto difficile da realizzare: in alcuni periodi è arduo perché mancano le risorse, le mobilitazioni, figure che incarnino l’ideale… per molte ragioni. A quel punto in parte della popolazione nasce la sensazione che le promesse vengano tradite. E questo è il cortocircuito delle democrazie oggi: sono l’unico sistema considerato valido dal 90% dei cittadini, anche perché le alternative sono state cancellate. Al contempo c’è un’insoddisfazione grande e crescente per il loro funzionamento.

In cosa si differenziano i movimenti nazional-populisti odierni dai nazionalismi del passato?

Il punto forte della questione è questo. I nuovi populismi sono “insidiosi” perché non si pongono in contrapposizione frontale con la democrazia. Non presentano un modello completamente alternativo, ma al tempo stesso intaccano i fondamenti della democrazia rappresentativa. Invocano il ruolo del capo, il consenso delle masse in maniera più o meno plebiscitaria, la contrapposizione fra popolo ed elite.

Il movimento di Grillo può essere considerato parte di questo filone?

No, è qualcosa di completamente diverso. Pur essendo molto critico verso il sistema politico, è lontano mille miglia dal punto di vista culturale dei populismi di destra. È un movimento molto pragmatico, almeno a livello locale, con persone che danno un contributo di proposte.

Qual è allora il populismo italiano per eccellenza?

La Lega ha interpretato per molti anni la versione italiana, peculiare, del nuovo populismo. Adesso, per ragioni varie, raccoglie tempesta dopo aver seminato molto vento.

Casapound, Forza Nuova?

Fenomeni irrilevanti, tutto sommato marginali.

Qual è la situazione peggiore in Europa?

Il panorama greco è diventato molto problematico, Alba dorata è uno dei fenomeni più nuovi e impetuosi. Però il Fronte Nazionale in Francia è il movimento più antico, più radicato e insidioso. In Belgio fino a poco tempo fa c’era un populismo fiammingo, però il nuovo partito autonomista li ha spazzati via. In Olanda anche il Partito per la Libertà è stato marginalizzato. L’ondeggiamento è una caratteristica dei populismi. L’unico che non ondeggia è Fronte Nazionale, una realtà consolidata in un paese di primo piano come la Francia.

L’Ungheria?

Nei paesi dell’Est come l’Ungheria e la Romania assistiamo al sorgere di nuove forse populiste, certo. Si tratta però di fenomeno legato alle condizioni di queste giovani democrazie, diverse dalle democrazie consolidate. Gruppi come lo Jobbik ungherese sono soggetti a grande volatilità elettorale. Possono modificarsi, magari anche in peggio, ma nel complesso sono fenomeni carsici. La situazione più preoccupante nell’area è senza dubbio l’Ungheria. Ma tutto sommato sono più preoccupato da ciò che accade in Francia.

Andando oltreoceano, cosa pensa del fenomeno dei Tea Party?

L’America è un altro mondo. Paragonarla a un paese europeo e come paragonare una balena a una rana, sono paralleli che non si possono fare.

Cosa dovrebbe fare la politica per arginare il populismo?

La ricetta è semplicissima. Essere aperti, onesti ed efficaci. Dirlo è semplice, farlo è un po’ come volere la luna.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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