Transbalcanica 2012. Parte IV: Skopje

Capitolo I

Prolepsis/flashforward

Immenso, il monumento si staglia sulla piazza della capitale come l’incubo di un Michelangelo lisergico la notte dopo un rave. Colossale, gigantesco, smisurato, titanico. Per descriverlo bisogna scomodare l’intero arsenale terminologico della propaganda nazionalsocialista.

La base è una grande fontana circolare. Lunghi spruzzi d’acqua si alternano in combinazioni fantasiose seguendo il ritmo di un rondò veneziano sparato crudelmente dagli altoparlanti. Ai bordi della vasca quattro leoni bronzei emettono periodici getti d’acqua dalle fauci. Probabilmente hanno la nausea, sarà per lo spettacolo che sono condannati a vedere da qui all’eternità (o al prossimo sisma).

Al centro è schierata una riproduzione dei guerrieri della falange macedone disposti in cerchio: a volte gli spruzzi d’acqua colpiscono una delle sarisse facendola tremare. L’impressione è che i poveracci se la stiano facendo sotto. In mezzo ai falangisti intimoriti si erge una sorta di colonna Traiana, solo più grande. La conquista della Persia è ritratta in un bassorilievo fatto d’un marmo nuovo di zecca. Sembra plastica.

In cima alla colonna una sorta di disco volante marmoreo del diametro di diversi metri funge da piedistallo all’eroe nazionale di un popolo confuso alla ricerca di una storia: Alessandro il Macedone. Il gigantesco Bucefalo di bronzo si impenna, mentre in sella il Conquistatore del mondo indica la via alle sue schiere. La punta della spada è infilata nella notte di Skopje a oltre venti metri d’altezza, svetta sui tetti della città socialista.

Il tutto è illuminato da luci colorate uscite direttamente da una discoteca degli anni Ottanta.

Sulle panche ai lati della piazza siedono decine di persone: famiglie con bambini, vecchi dal volto segnato, donne anziane col velo in testa. Guardano per ore lo spettacolo del loro nuovo monumento nazionale.

Al bordo della fontana due italiani guardano il gigante di marmo e bronzo e da un’ora non smettono di ridere. A due metri da loro un bambino un po’ in carne si sporge per toccare l’acqua. Avrà cinque anni, ma indossa una maglietta nera dei Motörhead. Benvenuti in Macedonia.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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Una risposta a Transbalcanica 2012. Parte IV: Skopje

  1. francesco ha detto:

    Carina la descrizione.
    In effetti ogni popolo deve inventarsi una storia mitologica, e i macedoni, slavi arrivati nell’VII secolo dopo cristo se la sono inventata bella, copiando anche nel nome un popolo vissuto 1000 anni prima.
    E’ come se gli australiani (anglosassoni) facessero propria la cultura aborigena. dicendo di discendere dagli aborigeni.
    salve

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