Il segretario Nato in tour nel Caucaso

E’ sempre interessante leggere un punto di vista turco sulle dispute fra Armenia e Azerbaijan. Tanto più vero nel caso della prevaricazione azera nel caso Safarov. Questo articolo, che vi traduco in fretta e furia, è stato pubblicato dal quotidiano Hürriyet ieri (qui l’originale).

Anders Fogh Rasmussen (foto dal web)

Il capo della Nato inizia un tour caucasico durante le tensioni fra Baku e Yerevan per la grazia a Safarov. Nel frattempo il parlamento armeno discute del riconoscimento della contesa regione del Nagorno Karabakh.

Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha iniziato un tour regionale del Caucaso a Yerevan, dove dovrà confrontarsi con il presidente Serzh Sargsyan, il ministro degli Esteri Edward Nalbandian e il ministro della Difesa Seyran Ohanyan. Rasmussen si dirigerà quindi in Azerbaijan e Georgia, spiega l’ufficio stampa della Nato.

La sua visita arriva in un momento critico, mentre l’Armenia e il vicino Azerbaijan sono ai ferri corti per la decisione del presidente azero Ilham Aliyev di graziare l’ufficiale azero che nel 2004 era stato condannato all’ergastolo in Ungheria per l’assassinio di un collega armeno.

La scorsa settimana l’Ungheria ha rilasciato Ramil Safarov, che ha trascorso otto anni del suo ergastolo in Ungheria per aver ucciso l’ufficiale armeno durante un’esercitazione Nato. Sebbene la comunità internazionale abbia mostrato preoccupazione per l’estradizione di Safarov, la Nato era rimasta in silenzio. In particolare, gli Usa, l’Ue e la Russia avevano espresso le loro perplessità. Rasmussen terrà anche un discorso all’università di Yerevan.

Il parlamento si riunisce

Il parlamento armeno sta anche discutendo un disegno di legge per riconoscere il Nagorno Karabakh come un paese indipendente, sebbene non ci sia ancora una data stabilita per il voto. Analisti politici in Armenia dicono che il caso Safarov ha creato una buona occasione per il riconoscimento dell’indipendenza del Nagorno Karabakh, secondo il sito Armenianow. L’Armenia e l’Azerbaijan sono arenati in un conflitto di lunga data per la regione contesa, dove negli anni Novanta si combattè una guerra.

Il disegno di legge è stato proposto diverse volte negli anni passati, ma ogni volta era stato messo da parte dalla maggioranza con la spiegazione che i tempi non erano maturi. «Noi tutti dovremmo capire alcune cose: il fatto che per tanti anni l’Armenia non abbia riconosciuto la Repubblica del Nagorno Karabakh è dovuto al fatto che il nostro paese sta provando a raggiungere un risultato attraverso i negoziati. Al tempo stesso, dobbiamo capire che ogni avventurismo da parte azera, ogni azione intrapresa al di fuori della cornice del Gruppo Minsk dell’Osce, accelererà il riconoscimento del Nkr da parte nostra», ha dichiarato l’anno scorso il presidente armeno. Ieri l’assemblea nazionale ha anche convocato una sessione d’emergenza con il proposito di adottare una posizione ufficiale di condanna contro l’estradizione e la grazia di Safarov.

Minacce dall’Asala

Nel frattempo, l’Esercito segreto armeno per la liberazione dell’Armenia (Asala) ha minacciato le missioni diplomatiche e i cittadini dell’Azerbaijan all’estero come rappresaglia per la grazia. «I diplomatici azeri e gli studenti in trasferta in paesi stranieri, gli uomini d’affari, gli attivisti delle organizzazioni della Diaspora azera e gli ufficiali saranno uccisi», si legge in una lettera inviata all’ambasciata azera in Ungheria.

E’ giusto non dare troppe cose per scontate. Dopo aver letto l’articolo di Hürriyet, Sargis Ghazaryan di European Friends of Armenia aggiunge una precisazione sull’Asala:

L‘organizzazione è stata sciolta nell’88, i suoi componenti arrestati o uccisi, la sua ideologia sarebbe anacronistica oggi. Tuttavia, un particolare estremamente importante è sfuggito alla propaganda azera, che reputo essere la fonte delle “minacce dell’Asala recapitate all’ambasciata azera a Budapest”: in tutti i suoi comunicati e rivendicazioni Asala ha consderato come target gli alti funzionari turchi (diplomatici o militari), che si impegnavano nella campagna globale per la negazione del genocidio armeno. L’Asala non ha mai avuto gli “studenti stranieri” nel suo mirino!

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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