E’ crisi fra Armenia e Ungheria

Pubblicato su Il Piccolo il 4 settembre 2012.

Ramil Safarov (foto dal web)

Un assassino armato di ascia sta portando alle stelle la tensione fra i paesi del Caucaso meridionale. Il casus belli stavolta è una crisi giudiziaria e diplomatica fra Azerbaijan, Armenia e Ungheria, che ha portato alla rottura delle relazioni fra gli ultimi due paesi, e che potrebbe dare il via a un’escalation.

Tutto è iniziato pochi giorni fa, quando Budapest ha deciso di scarcerare e rimpatriare Ramil Safarov, un ex ufficiale dell’esercito azero: nel 2004, durante un’esercitazione Nato in terra magiara, Safarov ha ucciso un ufficiale delle forze armate armene, Gurgen Margaryan, colpendolo con un’accetta. Margaryan, aveva spiegato in seguito Safarov, avrebbe offeso l’Azerbaijan, scatenando il raptus del collega azero.

A fine agosto l’Ungheria ha accettato di rimandare in patria l’omicida, poiché Baku avrebbe promesso di non sospendere la sua pena. Appena sbarcato dall’aereo, però, Safarov è stato accolto come un eroe, graziato, reintegrato nell’esercito e addirittura promosso al grado di maggiore. Una scelta che ha suscitato «grave preoccupazione» nella Casa Bianca e che ha portato a un’ondata di proteste in Armenia. Yerevan ha sospeso le relazioni diplomatiche con Budapest.

Nella prima metà degli anni Novanta azeri e armeni hanno combattuto una guerra sanguinosa, per molti aspetti simile al coevo conflitto jugoslavo, per il controllo dell’enclave armena in Azerbaijan chiamata Nagorno Karabakh. La guerra si è conclusa nel 1994, dopo migliaia di morti e centinaia di migliaia di profughi, senza che venisse firmata una pace ufficiale.

Oggigiorno l’esercito armeno occupa un’ampia buffer zone attorno al Karabakh, ufficialmente per difendere la piccola repubblica indipendentista dagli azeri: lungo la linea di contatto gli scontri a fuoco sono ancora all’ordine del giorno. Negli ultimi anni, però, la vendita di combustibili fossili ha consentito a Baku di rinnovare le sue forze armate ed episodi come la crisi degli ultimi giorni rischiano di essere la scintilla che dà fuoco alle polveri.

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Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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