Transbalcanica 2012. Parte III: Salonicco

17 luglio 2012, Salonicco.

Sono arrivato a Salonicco due giorni fa. Appena salito in taxi sono incorso nel classico errore che non bisogna fare da queste parti. Al tassista che mi chiedeva dove stavo andando ho spiegato che dalla Grecia mi sarei spostato in Macedonia.

– Was Big Alexandros skopjanos? Mi ha interrogato guardandomi come se avessi detto qualcosa di particolarmente irriguardoso nei confronti della sua genitrice.

– No… Gli ho risposto, sapendo dove si andava parare.

– Nou!!! So why do they say Makedonia Makedonia? Makedonia is here! Diceva, indicando vigorosamente il pavimento per sottolineare il concetto. E’ seguita una claudicante conversazione in inglese sulla vacuità delle radici che legano l’odierno stato macedone all’Impero alessandrino (argomenti sui quali, in verità, ammetto di non aver molto da ridire).

In serata sono approdato al mio hotel, l’Orestias Kastorias, una sistemazione spartana ma molto accogliente. Il portiere, un ragazzotto robusto dallo sguardo sveglio e il sorriso gentile, ha studiato a Padova e parla italiano con un leggero accento veneto.

Di Salonicco, pur avendo un lungomare stupendo, non si può dire che sia bella: è deturpata dalla consueta trafila di condomini che caratterizza l’edilizia mediterranea dalle pendici del monte Libano alle Colonne d’Ercole. L’area della città compresa fra il mare e le colline è una distesa da cemento. La parte in altura, invece, ha mantenuto l’impianto antico, tutto vicoli e case basse, incorniciato da una maestosa cinta muraria bizantina.

Stamane ho visitato una vecchia chiesa, Nikolaos Orphanos, nascosta in un giardino in mezzo alle case, ai piedi del monte. Dentro, stupendi affreschi del ‘300. Per non usurarli accendono le candele votive soltanto alla domenica. Ho lasciato una donazione e adesso la mia candela è lì, ad aspettare la messa.

In questa città c’è una chiesa bizantina ogni tre passi: Hagia Sophia, copia minore della basilica costantinopolitana, conserva ancora dei mosaici stupendi. L’interno è decorato da affreschi molto più recenti che consentono, con un po’ di fantasia, di immaginare come doveva essere la sorella maggiore appena costruita.

Sotto alla grande chiesa di Hagios Dimitrios, invece, si nasconde una cripta labirintica in cui ogni venerdì sera si tiene una funzione. I fedeli si siedono sul pavimento o in qualche nicchia, ascoltando il canto vertiginoso dei religiosi.

Ieri , passeggiando nel centro, ho visto la voragine di uno scavo archeologico che tagliava una delle principali arterie stradali cittadine: in fondo emergeva un labirinto di strutture antiche. Da un lato si vedevano le pietre bianche della via Egnatia orginaria, su cui un tempo batterono i calzari chiodati delle legioni dei Cesari. La presenza di Roma qui è ancora molto forte. I bassorilievi dell’arco di Galerio, in pieno centro, ritraggono le imprese delle armate imperiali contro l’eterno nemico, il Gran Re di Persia. In un particolare si vedono distintamente le armature della cavalleria corazzata iranica.

Autoritratto con caldo.

Ieri mattina ho esplorato la città vecchia sotto un sole da far esplodere i gabbiani. Sui muri di ogni vicolo campeggiano orgogliose le scritte degli anarchici. I senzatetto sono molto numerosi, qui a Salonicco, così come i negozi con le serrande abbassate. Eppure ho l’impressione che il grosso della crisi qui non sia (ancora?) arrivato.

Stamattina sono andato alla stazione: ovviamente il treno per Skopje, che contavo di prendere in origine, non esiste più. Parte solo la domenica.

Dopo infinite peripezie son riuscito a procurarmi un biglietto del bus per giovedì pomeriggio. Non è facile trovare un collegamento per un paese che non puoi nemmeno chiamare con il suo nome senza far innervosire il bigliettaio.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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