Intervista a Corrado Clini

Pubblicato da Il Piccolo il 26 agosto 2012.

«Stiamo passando da un sistema che tassa il lavoro a uno che tassa il consumo di risorse». Reduce dalla riunione fiume dell’ultimo consiglio dei ministri, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini spiega le linee ispiratrici del pacchetto di misure varate dal governo, e in particolare delle proposte del suo ministero.

Clini, è sopravvissuto alle micidiali otto ore di consiglio dei ministri?

Altro che micidiale, è stato molto interessante.

La carne al fuoco è tanta. Ma basterà a portare l’Italia fuori dalla crisi?

Quel che abbiamo fatto è stato inquadrare la messa in pratica di misure che sono in cantiere da tempo grazie a decreti legge come il “Salva Italia” o il decreto Sviluppo. Molti provvedimenti che verranno accelerati nelle prossime settimane favoriranno la crescita perché semplificano la pubblica amministrazione riducendone i costi, modificano il sistema degli incentivi, stabiliscono regole nuove dall’ambiente alle infrastrutture. Ma questo è soltanto il primo dei tre passaggi.

Ce li spieghi.

Il secondo punto è stato dare alle politiche settoriali di ogni ministero un quadro di riferimento che le faccia convergere. Puntiamo ad ottenere, per esempio, l’integrazione delle politiche ambientali con quelle energetiche, o di quelle della pubblica amministrazione con quelle della Giustizia. Il terzo passaggio, che è incluso nello schema di delega fiscale che abbiamo già presentato in parlamento, è la ristrutturazione del sistema fiscale. L’obiettivo è duplice: consolidare il rigore, e quindi il bilancio statale, e promuovere lo sviluppo.

Cosa pensa dell’esclusione delle proposte di Passera per l’alleggerimento delle tasse sui redditi bassi e della riduzione del cuneo fiscale proposta da Fornero?

Non direi che si è presa una decisione di questo tipo. Questi sono alcuni dei punti su cui dobbiamo ancora lavorare. È stato soltanto il primo passo di un processo che completeremo nell’arco di qualche settimana anche sulla base dei dati economici e delle decisioni prese a livello europeo. Dobbiamo ricordare che le iniziative comuni di Italia, Francia e Spagna per nuova lettura di patto di stabilità e per la crescita stanno sortendo i loro effetti. Ad ottobre potrebbe arrivare una svolta.

Le sue proposte invece sono state tutte accolte?

Tutti i provvedimenti presentati dal ministero dell’Ambiente sono inquadrati all’interno dei riferimenti stabiliti a livello europeo. Uno dei punti fondamentali è la riduzione dei consumi di energia a parità di produzione: l’obiettivo è rafforzare la crescita economica abbassando i consumi.

Lei parla di un piano di decarbonizzazione dell’economia. Cosa intende?

Mi riferisco a un concetto ormai consolidato a livello internazionale. Nel piano nazionale di riforma che abbiamo presentato all’Ue in marzo c’è un capitolo dedicato appunto alla decarbonizzazione. Ho già presentato questo documento al Cipe e speravamo di attuarlo entro l’estate. Ormai lo faremo a ottobre.

L’obiettivo?

Ridurre l’intensità di CO2 nell’aria diminuendo il consumo di combustibili fossili. Un concetto che vogliamo realizzare attraverso l’efficienza energetica e le nuove tecnologie in ambito industriale, privilegiando rotaia e cabotaggio in quello dei trasporti, proteggendo il patrimonio del territorio italiano. Principi contenuti in un pacchetto di misure, a sua volta sostenuto da alcune politiche del piano di delega fiscale, fatte in buona misura di regole e incentivi di natura fiscale. Anche qui il modello è quello europeo, e dovrebbe tradursi in uno spostamento della tassazione dal lavoro al consumo di risorse naturali. Un’idea in sintonia con le proposte di Passera e Fornero.

L’”ecopedaggio” rientra in questo principio?

La tassazione differenziata per mezzi di trasporto con maggiori emissioni va proprio in questa direzione. Ma bisogna applicarlo anche ad altri consumi: ad esempio le tariffe dell’acqua devono essere maggiori laddove il consumo è meno efficiente.

Parlando di CO2, il carbone resta un combustibile fossile molto usato nella produzione di energia.

In realtà in Italia la produzione di elettricità a carbone è il 14%, una quota non enorme se paragonata al gas naturale. La nostra strategia per ridurre questi consumi è la promozione della “generazione distribuita”. Bisogna progressivamente spostarsi da un sistema basato su grandi centrali elettriche alimentate a gas o carbone, con lunghi elettrodotti, a un sistema nel quale, soprattutto nelle aree urbane, ci sia una capacità di autoproduzione con piccoli impianti a fonti rinnovabili e gas naturale. L’odierno sistema delle grandi centrali rappresenta una struttura molto rigida che non risponde più alla domanda reale: tant’è che oggi si produce più energia di quanta ne serva al Paese senza che il prezzo cali.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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