Intervista a Gianni De Michelis

Pubblicato su Il Piccolo il 30 maggio 2012.

La vittoria dei nazionalisti in Serbia non invertirà il processo di avvicinamento di Belgrado a Bruxelles, ma rischia di spostare verso Nord e verso Est gli equilibri dell’Unione. Questo il commento dell’ex ministro degli Esteri italiano Gianni De Michelis sui cambiamenti in corso nei Balcani occidentali. Ma De Michelis non si ferma alla Serbia, e parla anche delle prospettive di allargamento dell’Ue verso Oriente.

De Michelis, come valuta la vittoria dei nazionalisti in Serbia?

Sono sorpreso come tutti. Pensavo che alla fine Tadic sarebbe riuscito a vincere, soprattutto grazie all’allenza con Dacic. Trovavo positivo che il leader del Partito socialista serbo, che fu di Milosevic, avesse deciso di favorire un candidato filoeuropeo, anche solo per meccaniche di potere. È andata in un altro modo. Ha vinto Nikolic, e questo potrebbe costituire un problema per l’Unione europea, anche se il nuovo presidente ha detto da subito che intende continuare nel processo di adesione.

Cosa cambierà?

Nikolic intenderà negoziare in modo diverso da Tadic le condizioni per l’ingresso in Europa. Nei suoi primi viaggi da presidente Mosca viene prima di Bruxelles, e questo è un segnale chiaro. È ovvio che la configurazione dell’Unione europea, una volta che la Serbia sarà dentro, sarà più favorevole alla Russia di quanto sarebbe stata se avesse vinto Tadic. Poi c’è un’altra cosa che mi ha colpito.

Quale?

Nikolic ha detto che il paese più importante per la Serbia all’interno dell’Ue è la Germania. Pur avendo l’Italia un vantaggio netto sul piano delle relazioni economiche, in termini geopolitici Belgrado guarda a Berlino. Si favorisce così quella che io chiamo la configurazione baltica dell’Europa. La propensione a Est della Germania rispetto a quella verso Sud dell’Italia.

Come cambieranno le relazioni di Belgrado con i suoi vicini?

Per capirlo dovremo attendere i prossimi passi. L’unica cosa che si può dire per ora è che il voto dei serbi del Kosovo non ha influenzato il risultato. Ciò testimonia un orientamento che evidentemente è ancora molto forte nella mentalità di tutti i serbi. E avrà conseguenze in tutti i Balcani meridionali, nei confronti della componente serba della Bosnia, del Kosovo, in Macedonia. Diciamo che non ci voleva.

Come dovrebbe comportarsi l’Unione europea per sciogliere la matassa del Kosovo?

Io credo che alla fine si arriverà a un qualche tipo di soluzione, ma questa dovrà maturare innanzitutto nella psicologia dei serbi. Il problema del Kosovo è quello di tutte le comunità albanesi della zona: la zona più difficile in questo momento è probabilmente la Macedonia. Penso che l’Europa dovrebbe esercitare maggiore pressione sugli albanesi del Kosovo per convincerli a diminuire l’importanza della discriminante etnica. In fondo, negli ultimi anni, questa è stata esercitata dagli albanesi nei confronti dei serbi.

Cosa pensa del possibile ingresso di Ankara in Europa?

La Turchia è decisiva. L’Europa dovrebbe continuare a estendere i suoi orizzonti verso Est e verso Sud. In quest’ottica è inevitabile che la Turchia diventi un membro dell’Unione non soltanto per il suo peso economico e militare, ma anche per quello politico. È nell’interesse dell’Europa tutta, e in particolare dell’Italia e della Grecia.

Se invece dovessimo chiudere le porte ai turchi?

Dovremmo comunque fare i conti con l’aumento delle minoranze islamiche nei nostri paesi. Escludere la Turchia non renderà più facile quella che io chiamo la convergenza, e favorirà piuttosto il rafforzamento di posizioni estremiste fra i musulmani d’Europa.

Quindi la prospettiva deve essere il massimo allargamento?

È l’unico modo perché, nel mondo multipolare del XXI secolo, l’Europa possa avere il peso demografico sufficiente, un mercato interno con potenzialità di sviluppo, e il peso politico per poter trattare da pari a pari con giganti come Usa, India e Cina.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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