Eranshar parte III: Azdahag

Sono terribili, i mercanti di questa città. Sto ancora cercando di contrattare sul pesce quando il messo imperiale entra nel mercato, urlando a squarciagola.

Cesare Augusto Eraclio, Santissimo tra gli Imperatori, con l’aiuto di Nostro Signore ha sconfitto le schiere del Gran Re innanzi alle rovine di Ninive! Come un nuovo Alessandro ha schiantato le armate dell’Asia e ora il nostro esercito avanza verso il cuore del regno di Persia! La Vergine ci ha protetto!

La sacca con i pesci mi cade di mano. Improvvisamente la vista si annebbia, devo farmi strada verso l’uscita, attraversare il boato della folla in festa. 

Kyrie eleison!

Mi siedo su una scalinata, appoggiando le spalle al muro. Chiudo gli occhi e respiro lentamente. Sta passando.

La plebe di Nuova Roma esulta tutt’attorno, mentre io muoio dentro. Ricordo come fossero ieri i giorni in cui i fuochi delle nostre armate baluginavano sull’altro lato dello stretto, mentre assieme agli Avari stringevamo Costantinopoli in una morsa.
E questi grecucoli si avvinghiavano alle loro icone, sperando di essere risparmiati dalla clemenza del Gran Re. I fuochi delle armate di Eran… Sembra ieri.

Ora quel daeva maledetto, quell’armeno bastardo, conduce le sue mute di cani alle porte di Ctesifonte. Il nostro Re Vittorioso, il Signore degli Ariani, l’animo gentile, dove sarà ora? Si starà ritirando sull’altopiano, o attenderà l’Imperatore per sfidarlo in battaglia?

Ma non ci sono più eserciti con cui opporsi ai Romani. Tutto è perduto, l’Eranshar soccombe, Costantinopoli ha vinto lo scontro eterno.

E di me, cosa sarà? Cos’è un Occhio del Re quando il Re è morto, l’Impero crollato? Devo salire su una nave e scappare, il più lontano possibile. Andare a sud, dove posso nascondermi e dimenticare questi tempi oscuri. In Arabia, forse, potrò sfuggire alla marea delle tenebre. Sì, forse lì troverò la pace.

Khosrau II Parviz, il Vittorioso, è una figura melanconicamente romantica. Il suo lungo regno (590-628 d.C.) fu in gran parte splendido. Sembrava che il nuovo Re fosse destinato a portare l’Impero degli Arya ad un culmine ancor più alto di quello di suo nonno, l’Anima Immortale. I palazzi del Vittorioso erano ricchissimi, traboccanti d’ogni meraviglia, e il suo regno ne rispecchiava l’abbondanza, godendo ancora dei benefici effetti delle riforme di Khosrau I.

Le armate del Re dei Re riuscirono ad infrangere l’equilibrio eterno tra Roma e Persia, dilagando in tutto l’Oriente romano e riportando per dieci lunghi anni i confini dell’Impero alle proporzioni dell’antico regno degli Achemenidi. E oltre.


L’hybris del Grande Re fu punita quando un nuovo Alessandro emerse dalla notte di Costantinopoli, portando con sé la fine dell’Impero persiano e la trasfigurazione del mondo. Il suo nome era Eraclio.

Di tutto questo il nipote di Khosrau Anoshirvan era ancora ignaro quando, giunto al trono in giovane età, fu spodestato da una ribellione del generale Vahram Chobin. Il principe, costretto a fuggire, passò il confine siriano e si rifugiò in territorio romano.
L’imperatore a quel tempo era Maurizio, generale valente e ottimo amministratore del nuovo Impero Romano di Giustiniano. L’Augusto accolse con benevolenza il discendente di Sasan e gli offrì il suo supporto. A capo di una spedizione di truppe iraniche e romane, Khosrau II raggiunse Ctesifonte, abbatté l’usurpatore e riottenne il trono.

Le fonti descrivono come autentico il rapporto di fiducia instauratosi tra l’Imperatore ed il Gran Re, e fino all’assassinio di Maurizio nel 602 d.C. le relazioni tra i due Occhi del Mondo furono amichevoli come mai prima.

Le fonti arabe descrivono il Gran Re come un sovrano crudele, dissoluto e vendicativo. Infatti è proprio durante il regno di Khosrau che un mercante della Mecca di nome Muhammad (su di Lui la Pace) unificò le divise tribù degli Arabi nel nome dell’Unico. Il contrasto simbolico tra il mistico e morigerato profeta del deserto e il raffinato monarca di Ctesifonte portò gli storici islamici a descrivere il secondo come un mostro degenerato.

Una tradizione più tarda dice che Muhammad inviò una lettera a Khosrau, invitandolo ad abbracciare l’Islam, e che il Gran Re la strappò con disprezzo. In risposta il Profeta avrebbe detto “possa il suo regno essere lacerato”. Inutile dire che una lettera proveniente da una capo tribale di Medina, tanto più contenente l’ingiunzione di abbandonare il Mazdeismo, non avrebbe mai potuto passare i complessi rituali di corte sasanidi per finire tra le mani del Re dei Re in persona.

Contrariamente a quel che sostengono i suoi detrattori, quindi, in questo periodo Khosrau dovette regnare in modo avveduto: dieci anni più tardi l’Impero persiano avrebbe dimostrato di disporre di una enorme quantità di risorse accumulate.

Nel 602 d.C. il generale romano Foca usurpò il trono di Bisanzio, accecando e trucidando l’Imperatore Maurizio. La reazione persiana fu immediata: la morte di Maurizio non vincolava più Khosrau alla pace con i Romani, anzi, invocava vendetta.

Mentre Foca si abbandonava alle bassezze degne dei peggiori tiranni (l’accecamento divenne un’usanza romana durante il suo regno) gli eserciti persiani andavano all’offensiva mettendo in rotta i Romani su tutti i fronti. Nel 608 d.C. avanzavano fino a Calcedonia.


Eraclio era il figlio dell’Esarca di Cartagine, un generale romano di origine armena: nel 610 d.C. il giovane comandante decise di por rimedio alla situazione e strappare il trono a Foca. La breve guerra civile che ne seguì portò all’accecamento e all’uccisione di Foca e all’incoronazione di Eraclio. Si dice che il nuovo Imperatore, prima di far accecare l’usurpatore, gli abbia detto “Guarda come hai governato” e che Foca abbia risposto “E tu, saprai fare di meglio?”

E in effetti sì, Eraclio seppe fare di meglio. Il suo colpo di stato sembrava aver stremato l’Impero romano, tanto che i Persiani occuparono tutte le province d’Oriente e ad Alessandria sedette un governatore iranico. La Santa Croce, la più sacra delle reliquie di Gerusalemme, cadde in mano nemica e fu portata a Ctesifonte come un trofeo.
Soltanto nel 622 d.C. Eraclio fu in grado di accumulare forze sufficienti ad iniziare una controffensiva in Media e nella Lazica.

Per fare ciò Eraclio si appellò allo spirito religioso dei Romani, e la Chiesa fu il suo sostegno principale, tanto spirituale quanto economico. Non è un caso se il grande bizantinista Steven Runciman inizia la sua monumentale Storia delle Crociate proprio con il regno di Eraclio.

Nel 626 d.C. i Persiani sembravano comunque mantenere la supremazia, tanto che il loro esercito, congiunto alle forze dei nomadi turchi Avari, che dilagavano nei Balcani, strinsero in un assedio congiunto Costantinopoli, mentre l’Imperatore guidava un’offensiva nel Caucaso. Le mura invincibili di Nuova Roma resistettero anche a questa prova e dal quel momento la marea cambiò di direzione.

L’anno successivo, in un’epica battaglia davanti alle antiche rovine di Ninive, Eraclio sconfisse le armate iraniche. Sembra che il comandante Sharbaraz, vedendolo guidare le sue truppe in battaglia, abbia detto ad un rinnegato greco “Guarda il tuo Imperatore, cavalca come un dio”.

L’imperatore avanzò fino alle porte sguarnite di Ctesifonte, mentre il Gran Re si ritirava in una residenza sull’altopiano persiano. Nel 628 d.C. Khosrau II il Vittorioso, colui che per dieci anni aveva coronato il sogno di predominio mondiale dei Sasanidi, colui che aveva ricostituito e superato l’Impero Persiano di Dario e di Serse fu ucciso in una congiura di corte e rimpiazzato con suo figlio Kavadh II.

Nel 629 d.C. la Santa Croce tornò a Gerusalemme mentre la Persia precipitava nel caos.

Per dieci anni l’Impero Romano godette di una pace insperata, sotto il regno di un Imperatore che sembrava unire in se stesso le caratteristiche di Augusto ed Alessandro. La riforma tematica di Eraclio (che ricorda non poco le antecedenti riforme persiane di Anoshirvan) rafforzò il nerbo dell’Impero, e la sottomissione del grande nemico storico prospettava un futuro roseo.

L’Imperatore assunse il titolo ufficiale di Re dei Re, assumendo su di sé la regalità orientale oltre a quella romana, e mutò la denominazione latina di Cesare Augusto in quella, più greca, di Basileus. Ma la guerra aveva stremato le risorse di entrambi i regni, tanto che quando, pochi anni dopo, la marea islamica si presentò alle loro porte, le vestigia dell’Impero Persiano furono velocemente inglobate nella Umma islamica e l’Impero Romano d’Oriente perse nuovamente le sue province orientali. Un Eraclio ormai anziano sprofondò nella disperazione, morendo nel 641 d.C.

Eraclio fu forse il più bizantino degli imperatori tardo romani, tanto che il suo regno aprì quella fase che lo Schlumberger definì “l’epopea bizantina” e che sarebbe durata fino alla fine della dinastia macedone, nel XI secolo d.C.

Cosa ne fu invece dei Sasanidi detronizzati? Il figlio dell’ultimo Gran Re Yazdegerd III, Peroz, fuggì in Cina alla corte del regno di Tang. I suoi discendenti servirono i Cinesi come governatori e comandanti della guardia regale. I loro tentativi di ricostituire l’Impero persiano con l’appoggio cinese erano destinati a fallire, il Saggio Signore Hormuzd aveva ormai cambiato le sue vesti.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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