Intervista a Milan Kučan

Pubblicato su Il Piccolo il 10 maggio 2012.

Milan Kučan (foto dal web)

La crisi ha rafforzato l’euroscetticismo ma il processo di allargamento dell’Ue è inarrestabile e non sarà completo fino a quando non avrà incluso i Balcani. È l’opinione di Milan Kučan, presidente emerito della Repubblica slovena, a Trieste per il convegno “Come potrebbe essere oggi l’Europa, se l’Ue non esistesse?” organizzato dall’Associazione esperantista. Kučan interverrà oggi alle 9.30 al convegno sull’esperienza slovena in Europa e alle 18 a una tavola rotonda con l’ex presidente croato Stjepan Mesic, Gianni De Michelis e l’ex segretario del Ppe Thomas Jansen.

Presidente, oggi molti Paesi dell’ex Federazione jugoslava stanno entrando nell’Ue. Fino a quando continuerà questo processo?

È un processo inarrestabile, l’Ue non sarà completa se non sarà allargata a tutti i Balcani. Ma penso anche che l’allargamento vada gestito con la massima responsabilità.

Cosa intende?

L’Ue dovrebbe richiedere tassativamente il rispetto di tutti i criteri di adesione: ha bisogno di coesione e i nuovi membri che non rispondono a tutti i requisiti d’ingresso non la favoriscono. Non è discriminazione ma una doppia responsabilizzazione: da un lato si stimola la responsabilità dei Paesi candidati, dall’altro quella dell’Ue ad aiutarli a rispondere a tutti i criteri. L’impegno deve tradursi anche all’allargamento Ue ai Balcani.

Qual è la condizione della Slovenia dopo otto anni nell’Ue?

È buona, l’ingresso è stato indispensabile per rafforzare il nostro sviluppo economico, ci ha aiutato a compensare le perdite economiche derivanti dalla perdita del mercato dell’ex Jugoslavia. C’è da chiedersi semmai se siamo riusciti a utilizzare con efficacia tutti i benefici derivanti dalla membership ma questo dipende dall’abilità dei politici sloveni. Era una grande opportunità, dipesa specie da noi.

Cosa pensa della leadership slovena odierna?

Penso che tutte le formazioni politiche, siano di destra o di sinistra, non possono pensare di prescindere dall’Unione europea. Non bisogna dimenticare che la decisione di entrare nell’Ue è stata sancita da un referendum. Non c’è politico che possa ignorarlo. Dobbiamo dire che la crisi economica ha rafforzato l’euroscetticismo anche in Slovenia. Ma ciò non significa che poniamo un punto di domanda sull’Ue, piuttosto che siamo siamo preoccupati per il suo futuro.

Come valuta l’entrata della Croazia nel 2013?

La Croazia ha risolto tutti i problemi che ci sono stati nel corso del processo. La Slovenia ha un interesse oggettivo a essere circondata da Paesi che fanno parte dell’Ue. Certo, in passato abbiamo avuto dei problemi con i nostri vicini. Ma ricordiamo che anche la Slovenia, nella sua via sull’Ue, è stata osteggiata da alcuni Stati membri come l’Italia e l’Austria. Noi abbiamo deciso di non tenere lo stesso atteggiamento verso la Croazia.

La Serbia è ora candidato ufficiale all’ingresso, quali sono gli ostacoli da superare?

In Serbia l’impegno verso l’Ue non è così unanime. Il Partito democratico del premier Tadic è filoeuropeo, un tipico un esempio di quella responsabilizzazione di cui parlavo prima. Il compito dell’Ue ora è di assistere la Serbia nel raggiungere tutti gli standard di accesso. Certo, in questo momento l’Ue non sta facendo abbastanza per convincere l’opinione pubblica serba. Inoltre c’è il capitolo Russia: non mi riferisco solo al legame tradizionale fra serbi e russi. Intendo concreti trattati di collaborazione che rappresentano ovviamente un dilemma per la Serbia.

E riguardo il Kosovo?

È un problema che non possiamo ancora considerare risolto. Si richiede un impegno forte dell’Ue su questo fronte: dovrebbe seguire da vicino gli sviluppi all’interno del Kosovo e nella sua relazione con Belgrado.

La Turchia dovrebbe entrare nell’Ue?

Ritengo che prima o poi Ankara entrerà nell’Unione. Dovremmo apprezzare i grandi sforzi di democratizzazione di quel Paese. Inoltre l’Europa ha problemi in materia di rifugiati e col mondo islamico: un Paese democratico come la Turchia potrebbe essere un ponte tra l’Europa cristiana e la civiltà islamica. La sfida va affrontata senza paure, altrimenti manderemo un messaggio sbagliato non solo alla Turchia ma a tutto il mondo islamico.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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