Intervista a Stipe Mesić

Pubblicato su Il Piccolo l’11 maggio 2012.

Stipe Mesić (foto dal web)

La Croazia è pronta per l’Europa e non si opporrà all’ingresso della Serbia, posto che questa rispetti i criteri di accesso all’Unione. L’ex presidente della Repubblica croata Stjepan “Stipe” Mesić, ieri a Trieste per il convegno organizzato dall’Unione esperantista europea, affronta con franchezza le prospettive dell’allargamento dell’Ue all’area balcanica.

Presidente, Zagabria entrerà in Europa il prossimo anno. Una scelta sancita da un referendum vinto con ampia maggioranza. La crisi attuale ha influito sullo spirito di quel referendum? Cresce l’euroscetticismo anche in Croazia?

È corretto, la crisi finanziaria ed economica si riverbera naturalmente sui paesi dell’Ue. Ma questo non significa che dobbiamo fermarci sulla strada dell’unificazione europea. Certo, l’Unione deve risolvere i suoi problemi istituzionali: bisogna introdurre meccanismi finanziari che permettano di limitare situazioni come quella greca. Se questi strumenti fossero stati attivati in passato, i greci non sarebbero ora in queste condizioni.

Come valuta il modo in cui Francia e Germania hanno affrontato i problemi di Atene?

Berlino e Parigi possono fare molto per risolvere la crisi greca, ma questo non vuol dire che debbano farlo senza la Grecia. Sono loro, i greci, a dover fare gli sforzi principali per uscire dal baratro investendo nella produzione, tagliando i costi e la spesa pubblica. Il primo passo spetta a loro.

Come cambieranno i rapporti fra Serbia e Croazia nel quadro dell’unificazione europea?

È nostro interesse che tutti i paesi del Sudest europeo entrino nell’Unione, inclusa la Serbia. Ma per diventare membri dell’Ue bisogna rispondere a tutti i prerequisiti. Se vuoi giocare in una squadra, devi accettare di portarne la maglia e di impegnarti per il suo successo.

Molti criminali di guerra serbi, come il generale Mladic, sono stati arrestati di recente. Cosa ne pensa?

Che non c’era la volontà politica di portarli davanti alla giustizia il prima possibile.

Cosa dovrebbe fare l’Ue per migliorare i rapporti fra Serbia e Kosovo?

Bisogna prendere come punto di partenza l’indipendenza del Kosovo. La ristrutturazione architettonica della nostra area geografica è conclusa: il Kosovo è un fatto. Se la Serbia non vuole riconoscerlo per ragioni storiche non è necessario che lo faccia, ma Belgrado deve consentire il buon funzionamento della regione: ovvero non devono esserci ostacoli nelle comunicazioni, al traffico di idee, persone, capitali. Nuovamente, il Kosovo è un fatto. Quando la Serbia vorrà prenderne atto, è cosa da chiedersi ai politici di quel paese. Ma non dobbiamo dimenticare che per entrare nell’Ue bisogna risolvere tutte le dispute con i paesi vicini ed è bene che la leadership di Belgrado lo tenga a mente.

Il concerto dei tre presidenti a Trieste segna la fine delle dispute fra Croazia, Slovenia e Italia?

I problemi non si risolvono mai in modo definitivo, ma è bene aver trovato un metodo comune per affrontarli. Un buon esempio è la controversia sui confini fra Slovenia e Croazia: quando entrambi i governi hanno deciso di trasferire il problema dalla sfera politica a quella giuridica, accettando un arbitrato internazionale, il problema si è risolto. Con l’Italia c’erano ostacoli che affondavano le radici nella Seconda guerra mondiale e nei crimini commessi al termine del conflitto, la questione delle foibe. Quando entrambi i lati hanno accettato che quei fatti non nascevano dal nulla, e che c’era una diretta correlazione con i crimini compiuti dai fascisti in Croazia, c’è stato un miglioramento nelle relazioni.

Per molti paesi l’ingresso nell’euro non è stato indolore. La Croazia è pronta?

La Croazia deve essere pronta. La sua economia affronterà a breve cambiamenti strutturali, ma riuscirà a farlo perché prima dell’ingresso potrà usufruire dei fondi di preaccesso e, dopo l’ingresso, dei fondi strutturali. Questo consentirà una nuova ristrutturazione economica del paese e il corretto sfruttamento delle sue risorse.

Cosa pensa della Turchia in Europa?

Si dovrebbe appoggiare la sua integrazione. È meglio che l’Unione europea passi il Bosforo piuttosto che gli estremisti islamici lo facciano in senso inverso. Abbiamo visto cosa è successo con la Primavera araba, dopo la quale molti movimenti islamisti sono arrivati al potere. Inoltre l’economia turca si sta sviluppando a ritmi vertiginosi, secondi soltanto alla Cina. In ogni caso, e in tutti i sensi, l’Europa unita sarà molto più forte con la Turchia che senza.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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