Eranshar parte I: Daeva

In attesa di trovare il tempo di trascrivere altri passi del mio diario transbalcanico, vi propongo una serie di testi (un po’ racconto un po’ storia divulgativa) che scrissi qualche anno fa. Trattano le singolari vicende di una dinastia di monarchi persiani fra tarda antichità e alto medioevo. Perché l’Iran è un mondo infinitamente più complesso di quanto pensi Fox News.

Daeva

Il rombo si sente da lontano. Zoccoli, tintinnio di daghe sulle selle. L’orda di cavalieri, lunga come la coda di un drago, striscia tra le valli e le gole. La luce del sole penetra a fatica la colonna di polvere e scintilla sulla punta delle armi, sugli elmi, sulle collane e i braccialetti.
Uomini scuri dagli occhi verdi, i volti serrati in espressioni dure. Alcuni hanno capelli del colore dell’oro raccolti in lunghe trecce. Al comando di ogni squadrone vi sono i nobili, pelle olivastra, occhi stretti come fessure, facce larghe.

Le lance puntate verso il suolo, l’avanguardia divora il terreno, diretta ad occidente. In mezzo a loro, al centro dello schieramento, cavalca un guerriero coperto di ferro… 

Sto tornando. La polvere sollevata dai cavalli mi secca la gola, fatico a respirare. Come una nube di rovina cavalchiamo verso la mia terra. Il mio regno. Il regno che volevo fosse un paradiso in terra e che mi è stato strappato.

Coloro che mi hanno tradito pagheranno con una goccia di sangue ogni attimo passato in fondo a quella segreta, nella Torre dell’Oblio. Già assaporo la vendetta che scaglierò contro quei magi ossequianti, quei nobili fedeli. Coloro che hanno posto sul trono mio fratello, gettandomi in pasto ai topi…

Non pensavano sarei sopravvissuto. Non pensavano sarei sfuggito. Non pensavano sarei tornato.

Gli Unni Bianchi mi osservano con sospetto. Mi seguono ma non mi amano. E’ soltanto per il loro re che lo fanno. Il re nomade, eterno nemico, che ha promesso di ridarmi il mio trono. Il re che ha giurato alla sua gente di vendicare le umiliazioni inflitte dal Gran Re Bahram Gur, portando un suo discendente fino alla reggia di Ctesifonte.

Non posso fidarmi di loro. Ma non ho scelta. Devo vendere la mia anima. Mi serve una schiera imbattibile per riconquistare il trono di Sasan. Mi guardo indietro, osservo l’orda che mi segue verso il cuore del mio impero. L’ombra s’innalza in cielo ad oscurare il sole. Penso alla distruzione che porterò sulla mia terra.

Lo diceva Mazdak il pazzo. Mazdak il profeta. Bene e male si fondono sulla terra, Hormuzd e Ahriman sono nell’ordine delle cose l’uno quanto l’altro. Nel corso del mio regno ho scelto la luce. Ho alleggerito il giogo degli uomini, perché agli occhi degli Dei siamo tutti fratelli.

Caro è stato il prezzo dell’ingratitudine. La cella buia, le catene. Le notti passate a nascondermi tra le rocce, durante la fuga. Terre straniere. Ho preso in moglie la figlia di questo nomade. In cambio, ne ho avuto un esercito.

E ora sto tornando. Il secondo avvento del Re. Stavolta scelgo le tenebre. Nessuno sfuggirà alla mia ira. Nobili, sacerdoti. E una volta che avrò posto ordine nell’Impero, i Romani. E dopo di loro, i nomadi che ora mi accompagnano e che pensano di fare dei miei palazzi stalle per le loro mandrie. Tutti verranno schiacciati dalla mia furia. Se non io, mio figlio completerà la mia opera.

Alla testa di un’armata di demoni varco il confine dell’Eranshar. Tremate genti di Eran ed Aneran, il Re dei Re è tornato.

Siamo abituati a pensare all’Impero Romano come all’unico grande stato del suo tempo, circondato da popolazioni ‘barbariche’. L’Impero partico, suo concorrente orientale, rimane nei nei nostri studi hic sunt leones. Chi ricorda di aver studiato la storia dei Parti a scuola, se non per la sconfitta che inflissero a Crasso presso Carrae, nel 54 a.C.? Eppure il regno partico fu per secoli il continuatore della tradizione imperiale che, partendo da Ciro il Grande, arrivava fino ad Alessandro il Grande e l’impero ellenistico dei Seleucidi.

Ma è nel III secolo d.C. che quella tradizione ritorna prepotentemente sulla scena, quando la dinastia partica degli Arsacidi viene rapidamente rovesciata da una famiglia nobile persiana, i Sasanidi. I nuovi regnanti procedettero ad una riforma profonda dell’Impero, trasformando lo stato feudale dei Parti in una compagine politico militare che non aveva da invidiare al vicino romano.

Anche per dimensioni: nel corso del VI secolo l’Impero si stendeva dallo Yemen al Caucaso, alle distese dell’odierno Afghanistan fino ad oltre il fiume Indo.

I Sasanidi chiamavano il loro stato Eranshar, ovvero ‘impero iranico’. Il potere dello Shahanshah, il Re dei Re, si estendeva sull’Eran (la Persia) e sull’Aneran (ovvero ciò che non è Persia). Culturalmente ed economicamente l’Eranshar era fiorente: la sua cultura influenzò profondamente il successivo Califfato islamico, soprattutto quello Abbaside di Baghdad. L’immaginario di tappeti volanti, geni e corti incantate che troviamo nelle Mille ed una Notte proviene direttamente dal mondo sasanide. La nobiltà iranica coltivava un’etica guerriera paragonabile a quella della cavalleria medievale europea: ne nacquero dei poemi epici che sono tra i più alti esempi della letteratura mondiale.

Culturalmente i Sasanidi si richiamarono alle radici più profonde dell’identità iranica, rivendicando apertamente i territori che furono dell’Impero degli Achemenidi (entrando così in un conflitto anche ideologico con l’imperialismo romano). Religiosamente furono spesso tolleranti, ma sostituirono il sincretismo dei Parti con un mazdeismo ortodosso (la religione di Zaratusthra) che in certi monarchi divenne fanatico.


Kavadh I è, a mio parere, il più affascinante dei monarchi sasanidi.

Alla fine del V secolo, dopo un lungo periodo di splendore, l’Impero persiano attraversava un momento buio. Gli Eftaliti, o Unni Bianchi, che vivevano al confine orientale dell’impero avevano sconfitto il Gran Re Peroz I in battaglia, sterminando il suo esercito. Quando nel 488 d.C. ascese al trono Kavadh, il figlio di Peroz, il prestigio della monarchia era gravemente minato. Le classi nobili e sacerdotali (i magi) che ormai controllavano il regno guardavano benevole al principe, pensando di poterlo manovrare.

Kavadh deluse le aspettative dei suoi aristocratici sostenitori: compreso che una delle cause della debolezza dell’Impero era lo strapotere dei nobili e dei religiosi, il Gran Re abbandonò il mazdeismo convertendosi al credo di Mazdak. Mazdak era un profeta che condivideva con il manicheismo e il mazdeismo la visione duale del mondo, vedendola però in un’ottica più positiva, accettando il compenetrarsi del buio e delle tenebre nella realtà.

Dal punto di vista politico Mazdak è stato definito un proto-comunista. Il mazdakismo voleva l’abolizione della proprietà privata e l’uguaglianza tra gli uomini. Il Grande Re abbracciò queste posizioni, dando inizio ad una serie di riforme sociali che furono il primo passo per ristabilire la salute dello stato, rompendo il predominio dei proprietari terrieri. Un monarca assoluto che abbraccia e mette in pratica un’ideologia mistico-comunista. Figura scomoda per Karl Marx e il suo immutabile “modello orientale”, secondo il quale le società orientali producono sistemi oppressivi sempre uguali a se stessi, privi di dinamicità.

Ma le riforme di Kavadh erano troppo coraggiose, e indussero la corte ad imprigionarlo e sostituirlo con suo fratello Djamasp. Il sovrano decaduto fu gettato nella Fortezza dell’Oblio, la leggendaria torre della Susiana dove i Persiani rinchiudevano chi era destinato a non rivedere più la luce.

Ma quest’individuo dalla volontà incrollabile riuscì a fuggire e andò a rifugiarsi proprio dai nemici dell’Impero, quegli Unni Bianchi che in gioventù l’avevano tenuto un ostaggio dopo aver sconfitto suo padre.

Gli Unni Bianchi sono un enigma della storia: sembrano non aver collegamento con gli Unni occidentali, la teoria più probabile a loro riguardo è che si trattasse dell’ultimo grande ceppo di nomadi iranici (come Sciti e Sarmati) e che soltanto la tribù dominante, gli Eftaliti, fosse di etnica turchica (come il popolo di Attila).

Ottenuta la mano della figlia del re degli Eftaliti, l’esule Kavadh ottenne un esercito nomade con cui tornare in patria. Il re dei nomadi, infatti, non poteva certo perdere l’occasione di conquistare l’Impero con cui da sempre la sua gente si batteva.

Nel 498 d.C. Kavadh ottenne il trono e si fece giustizia, ma pare non abbia infierito sul fratello. Gli Unni però, gli imposero un gravoso tributo. Kavadh chiese l’aiuto economico dei Romani, ma l’imperatore Anastasio glielo rifiutò. Il Gran Re, dunque, aiutato da un’armata di nomadi, invase l’Impero d’Oriente infliggendogli una serie di severe sconfitte. Durante il suo ultimo anno di regno, il 531 d.C., l’esercito persiano sconfisse il leggendario generale Belisario a Callinico.

Nell’ultimo periodo del suo governo, Kavadh, ormai vecchio, condivise il potere con suo figlio Khosrau, che lo convinse ad attuare le riforme dello stato allontanandosi dal profeta Mazdak, in maniera da non offrire un fianco alla ortodossa classe nobiliare.

Kavadh morì ottantaduenne lasciando il regno a Khosrau. Fu un Gran Re dotato di ferrea volontà e di una profonda lucidità di sguardo, e seppe identificare i problemi del suo regno lavorando per porvi rimedio. Iniziò il risanamento dell’Impero e sconfisse a più riprese i Romani. Non fece però in tempo a risolvere anche la questione degli Eftaliti. Ma il suo merito maggiore, forse, fu l’educazione e l’esempio che diede al suo figlio prediletto.

Salito al trono Khosrau portò a compimento il lavoro lasciato a metà dal padre, portando l’Impero Persiano Sasanide al suo apogeo politico, culturale, economico e militare. Le sue opere gli valsero il nome di Anoshirvan, l’Anima Immortale. Ma questa storia c’aspetta nel prossimo capitolo di questo piccolo excursus.

Annunci

Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
Questa voce è stata pubblicata in Storia e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...