Persecuzioni di cristiani nel mondo

Pubblicato su Il Piccolo il 9 agosto 2012.

Un gruppo di uomini fa irruzione in una chiesa durante la messa, in Nigeria, hanno i kalashnikov puntati: si ritirano poco dopo, lasciandosi alle spalle i corpi di una ventina di persone. Contemporaneamente, in Corea del Nord, un uomo prigioniero in un campo di concentramento prega di nascosto, guardandosi attorno per non farsi scoprire dai guardiani. Sono due esempi, immaginari ma ricalcati su eventi reali e recenti, delle persecuzioni subite dai cristiani nel mondo: dal cuore dell’Africa fino alle megalopoli della Repubblica popolare cinese il messaggio evangelico continua a essere scandaloso come ai tempi di Roma e chi lo segue diventa bersaglio.

I moventi dell’odio possono essere religiosi, etnici, politici. I luoghi sono sempre gli stessi: il teologo Sergio Quinzio sosteneva che il martirio è l’attestazione lancinante e intollerabile del perdurare del male nel mondo. Allora forse non è un caso che la mappa delle persecuzioni cristiane segua passo passo quella dei conflitti e delle dittature in tutti i continenti.

Il sangue in Africa

L’ultimo caso si è verificato in Nigeria, lunedì scorso, con la dinamica descritta all’inizio di questo articolo: un gruppo di terroristi ha fatto irruzione in una chiesa evangelica nello Stato centrale di Kogi, a Okene, uccidendo 19 persone. Lo stesso giorno in una città nel Nordest un pastore cristiano è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da due uomini che l’hanno seguito fino a casa. In ambo i casi l’indiziato principale è Boko Haram, gruppo islamista che dal 2009 attacca i cristiani nel Nord della Nigeria. Il duplice attentato è indicativo della condizione di precarietà delle comunità cristiane nella fascia centrale del continente: nell’area in cui l’Islam si incontra con il Cristianesimo e l’Animismo, prevalenti a Sud del Sahara, le tensioni politiche e tribali si trasformano spesso in scontri religiosi. «L’unica logica che posso trovare – commenta l’arcivescovo di Abuja dopo gli ultimi fatti – è che questa è gente che vuole seminare disordine nel Paese, mettere i cristiani contro i musulmani. Vogliono un caos generalizzato».

I rapporti con l’Islam

La cintura di Stati a prevalenza islamica che va dai Paesi arabi del Nordafrica al Pakistan presenta una grande varietà di rapporti con le minoranze cristiane: la forbice va dal reciproco rispetto allo scontro più duro, a conferma del fatto che la complessità dell’islam non può essere ridotta a uno stereotipo monodimensionale. Dal 2011 in molti di questi paesi l’ondata della Primavera araba ha eliminato dittature decennali ma ha anche ravvivato il fuoco dell’islamismo radicale, con ripercussioni forti sui rapporti confessionali: nell’Egitto post rivoluzionario, a esempio, la millenaria comunità dei cristiani copti (circa 10 milioni di fedeli) deve fronteggiare attacchi sempre più feroci. Fra l’autunno e la fine del 2011 attentati ripetuti hanno causato decine di morti nell’indifferenza di governo e militari. Il Paese più intransigente verso i cristiani però è l’Arabia saudita: fedele alleato e perno della geopolitica occidentale in Medio Oriente, la monarchia di Ryadh tollera come unica fede l’Islam e punisce anche con la morte l’apostasia, ovvero l’adesione al cristianesimo o ad altre fedi. Difficile ma meno monolitica la situazione in Iran: la teocrazia di Teheran tollera le minoranze etniche cristiane, come Armeni e Assiri, ma perseguita come apostati i persiani che si convertono al cristianesimo. Nell’Afghanistan e nel Pakistan insanguinati dal movimento talebano, infine, la persecuzione dei cristiani, spesso con l’appoggio del potere locale, è feroce e all’ordine del giorno.

I cristiani d’Oriente

Un cliché abusato vuole che l’India sia la terra della tolleranza, ma il subcontinente ha visto negli ultimi anni numerosi casi di persecuzione. Le chiese cristiane stanno infatti attraversando un periodo di espansione nelle classi più basse della società indiana. Questo scatena la reazione dei movimenti nazionalisti indù, che non tollerano la presenza di altre religioni. Spostandosi a Oriente troviamo comunità cristiane in difficoltà in diversi Paesi del Sudest asiatico come l’Indonesia e negli Stati comunisti come Vietnam, Cina e Corea del Nord, probabilmente la nazione più intransigente al mondo nei confronti delle minoranze religiose.

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Informazioni su giovannitomasin

Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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Una risposta a Persecuzioni di cristiani nel mondo

  1. Francesco ha detto:

    La cosa interessante è che, rispetto al tempo delle persecuzioni di Roma, nella cristianità di oggi c’è il germe del dubbio di non essere nel giusto.
    Non una coscienza distinta; piuttosto una rimozione freudiana collettiva, che fa coesistere la più granitica delle convinzioni, come quella USA, con il senso di colpa per i passati secoli di dominio che grava sull’Europa.
    Secondo me il mondo cristiano vede i martiri moderni in maniera diversa: non come la cristallizzazione di una fuga dal mondo, ma come un meritato castigo, forse proprio per aver abbandonato la fuga ed aver abbracciato il mondo.
    Poi questo riguarda il modo in cui i martiri vengono visti; senza dubbio il parere di quelli che vengono uccisi è ben diverso.
    Che poi è un’altra differenza rispetto il martire classico: quest ultimo va incontro alla fine intenzionalmente, pur di rimanere fedele alle sue convinzioni. Ovviamente la Chiesa stessa nel corso della storia ha allargato la definizione fino a ricomprendere qualsiasi fedele venga ucciso per motivi attinenti la religione; una questione di “pubblicità”, a voler esser cinici.
    Non ho dubbi che se avessero avuto possibilità di scegliere fra la fede e la vita, ben pochi avrebbero scelto la prima. E anche questo è un segno dei tempi, che poi sia un segno buono o cattivo è questione di punti di vista.
    (vist che sto blog novo sè cusì professionale me son sforsà de scriver per talian, te dovessi apprezzar l’impegno 😛 !)

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