Intervista a Erhan Türbedar

Intervista sulla nuova politica estera turca nei Balcani, per certi aspetti un po’ datata ma ancora interessante. Pubblicato su Il Piccolo l’11 aprile 2011.

Erhan Türbedar (foto dal web)

A quasi un secolo dalla caduta dell’Impero ottomano, la Turchia sta tornando ad essere protagonista di primo piano sullo scacchiere dei Balcani occidentali. La nuova strategia di Ahmet Davutoglu, ministro degli Esteri del governo islamico riformatore di Erdogan, sta trascinando la repubblica fuori dal suo storico isolamento. Negli ultimi anni Ankara ha agito da mediatore in diverse crisi nel Mediterraneo, proponendosi come stabilizzatore della regione. Un ruolo che i turchi stanno cercando di ottenere anche nei Balcani, sfruttando il legame privilegiato con la Bosnia Erzegovina e inaugurando un nuovo corso nei rapporti con la Serbia. Ne abbiamo parlato con Erhan Türbedar, dirigente del settore Balcani del think tank Tepav (Fondazione di ricerca economica e politica della Turchia).

Türbedar, come si configura la nuova strategia del ministro Davutoglu nei Balcani?

Fin dagli anni ’90 la Turchia ha incrementato i suoi sforzi per migliorare i rapporti con i paesi dei Balcani occidentali. Negli ultimi due anni, però, il paese ha sviluppato una strategia coerente, la “Nuova politica”, che mira a contribuire alla pace e alla stabilità nella regione tramite accordi bilaterali con tutti i paesi.

Uno dei cardini della “Nuova politica” è il rapporto con la Bosnia. In cosa si traduce questo legame speciale?

La politica di Davutoglu verso la Bosnia Erzegovina si sviluppa su tre piani. Il primo è il livello locale, il cui obiettivo è rinforzare il dialogo fra i popoli e le entità territoriali che compongono il paese. Il secondo livello è regionale: Davutoglu sta cercando di avvicinare la Bosnia ai suoi vicini Croati e Serbi, per favorire la risoluzione delle contese ancora in corso fra questi paesi. Il terzo livello è ancora più ampio: la Turchia conduce un’attività di lobby in favore della Bosnia presso gli organi internazionali. L’obiettivo primario è favorire l’integrità territoriale e il carattere multietnico del paese, e accelerarne l’ingresso nell’area Euro-Atlantica.

Ma quanto conta il fattore religioso nei rapporti fra i turchi e i loro vicini balcanici?

Meno di quanto si pensi. Diversi circoli nazionalisti nei Balcani vedono nella nuova politica estera turca un ritorno al passato: secondo questa retorica “neo-ottomana” il coinvolgimento turco nei Balcani è di natura ideologica ed è dettato da ragioni storiche e religiose. Ma la repubblica di Ankara non ha mai avuto di questi interessi: simili paure sono irrazionali e ingiustificabili, residui dello storico pregiudizio anti-turco nei Balcani. L’Europa stessa non dovrebbe nutrire simili timori, perché ha soltanto da guadagnare da un paese dinamico e sviluppato come la Turchia odierna.

In quanto membro della Nato, la Turchia ha preso parte alla guerra in Kosovo nel 1999. Più di dieci anni sono passati, a che punto sono le relazioni serbo-turche?

Ricucire quel rapporto è uno degli obiettivi chiave della Turchia. Gli anni ’90 sono stati un periodo difficile: la guerra in Bosnia e poi quella in Kosovo hanno danneggiato le relazioni serbo-turche. I serbi vedevano nei turchi un avversario. Poi nel 2000 le forze democratiche hanno avuto il sopravvento a Belgrado.

E cosa è successo?

I rapporti sono migliorati. La dichiarazione d’indipendenza del Kosovo nel 2008 ha dato un nuovo stop al riavvicinamento, poiché la Turchia è stata tra i primi a riconoscere la nuova repubblica. Ma dal 2009 Ankara e Belgrado hanno ricominciato a stringere legami bilaterali. Il presidente turco Abdullah Gül, il primo ministro Erdogan e il ministro Davutoglu a più riprese hanno dichiarato che la Serbia è un paese chiave per la futura prosperità dei Balcani. Lo ha ribadito il primo ministro serbo Mirko Cvetkovic durante la sua visita in Turchia nel marzo scorso. Al momento i due paesi stanno lavorando per rafforzare i rispettivi legami economici, e gli imprenditori turchi vedono nella Serbia un mercato d’importanza crescente.

Sul Kosovo, però, i due paesi mantengono posizioni opposte.

Il Kosovo resta il principale punto di frizione fra Ankara e Belgrado. I futuri sviluppi delle relazioni con questo paese saranno un test sulla sincerità del riavvicinamento fra turchi e serbi.

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Giornalista professionista, scrivo abitualmente per il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Archeologo di formazione, ho una passione inestirpabile per tutto ciò che è Mediterraneo.
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